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Ho solo due rimpianti: Joseph e Augusto di Leonardo Facco Avrei dovuto, in questo editoriale, scrivere di quella maledetta guerra che gli americani hanno intenzione di fare in Iraq, oppure della mezza bufala messa in circolazione dai raeliani a proposito di clonazione umana, oppure ancora degli effetti devastanti dell’euro. Invece, e vi chiedo scusa anticipatamente, vorrei tornare su un argomento che a me sta molto a cuore: il gran casino in corso in Venezuela. Una ragione c’è: mio padre e mia madre abitano e lavorano in quel paese da quasi mezzo secolo. Dal 1956, fatto fuori il dittatore Perez Jimenez, a Caracas s’è instaurata una democrazia che, col passare del tempo e come vuole il costume latinoamericano, è precipitata nella più bieca corruzione ed inefficienza. Eppure, una legislazione poco restrittiva ed un fisco tutt’altro che rapace hanno permesso a tutti gli uomini di buona volontà di fare fortuna. Alle elezioni di tre anni fa, però, s’è affacciato all’orizzonte tale Hugo Chavez Frìas, un ex colonnello golpista, che, grazie anche alla colpevole indifferenza della cosiddetta società civile, ha preso le redini del potere ed ha fatto quasi subito capire ciò che aveva in testa, ovvero un Venezuela a tinte socialiste. In realtà, il populista e demagogo Chavez aveva un’aspirazione unica: trasformarsi, magari in tono minore, in un nuovo Fidel Castro, col quale, non è un caso, ha stretto rapporti addirittura amorevoli. Per farla breve, oggi (e solo questa rivista ne ha parlato con largo anticipo) il Venezuela è di fronte a due sole alternative: guerra civile o dittatura comunista. Fin dall’aprile del 2001, con un colpo di Stato da barzelletta, ci avevano provato a cacciare l’ex militare al governo. Quarant’otto ore dopo, però, Chavez era tornato al suo posto. Causa la mancata intesa coi militari quell’11 di aprile è ricordato come un bagno di sangue. Da allora, quotidianamente, per le strade delle principali città s’è incancrenita una sorta di guerriglia urbana in cui le squadracce paramilitari al servizio del presidente (tra le quali, come hanno scritto i giornali locali, sono infiltrati cubani e guerriglieri colombiani) hanno preso a pistolettate l’opposizione che scendeva in piazza per manifestare. Dopo mesi di braccio di ferro (dal 2 dicembre tutta la classe produttrice è in sciopero, lavoratori del settore petrolifero compresi), il paese è arrivato al capolinea: o il 2 febbraio prossimo si terrà il referendum pro o contro Chavez (che il capo di governo ovviamente vede come il fumo negli occhi) o sarà scontro definitivo, dal quale potrebbe uscirne un governo a suon di mitragliette. Anche se sintetico questo è il racconto dei fatti, che voi lettori dovreste, almeno in parte, conoscere. Perché tornarci sopra allora? Per un motivo fondamentale: il Venezuela dimostra che il comunismo è vivo e vegeto! E qui, perdonatemi davvero, poso la biro per impugnare la clava. Se Hugo Chavez l’avrà vinta, e non è per nulla escluso, in un altro paese del Latinoamerica avremo un “lurido comunista” a farla da padrone. Già un comunista, questa sporca genia sconfitta dalla storia (secondo quasi tutti gli intellettuali più o meno liberali, ma non secondo i fatti di cronaca politica, il caso del “moderato” Lula in Brasile mi insospettisce), capace solo di fomentare - tanto per citare un’intervista fatta a Forattini quattro anni fa - “odio, invidia, falsità e ipocrisia”. La piaga comunista, soprattutto nella nostra malconcia Europa (non dimentichiamoci i paesi dell’est, che per anni sono stati oppressi dal pugno di ferro sovietico e nei quali rifioriscono sentimentalismi bolscevichi) è palese. Ma pensate, ancor di più, all’Italia, dove tra rifondatori, sinistra diessina, cespugli dell’Ulivo più o meno verdi e centrodestra schiavo delle idee sinistre le percentuali comuniste sono a due cifre. Dove quel figuro che risponde al nome di Fausto Bertinotti prende l’aereo e va in Venezuela a difendere Chavez e la sua “rivoluzione” (solo un articolo di Alberto Mingardi, su Libero, ha denunciato il fatto) e, come non bastasse, fa presentare in Parlamento, a uno dei suoi, un’interrogazione affinchè il governo italiano si adoperi a garantire il posto a Chavez (conoscendo Berlusconi…). Già, l’Italia, dove il parassitume rosso si annida in ogni settore vitale della società: dall’istruzione tutta alla stampa, dai dipendenti statali alla grande industria. Il “caso venezuelano” ripropone tanto ciarpame ideologico: classe borghese fatta di sfruttatori, masse proletarie al potere, capitalismo e liberismo feccia dell’umanità. Parole di Chavez amici miei. Ha voglia di spiegare, il caro Rummel, quanto bastardo sia stato (ed è ancora) il comunismo. Porcaccia miseria… Se così deve andare il mondo ho solo due rimpianti: Joseph McCarthy e Augusto Pinochet, di certo meno peggio di Allende. Dio li abbia in gloria!
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