Malko: Sua Atezza Serenissima,
un cane sciolto dei servizi segreti

di Arturo Doilo

Basta forse un delitto o un morto ammazzato qualsiasi, per tingere la letteratura di giallo? Forse no. Anzi no. Ci vuole di più per trasformare un “romanzo poliziesco” in un best seller, in una trepidante storia che invoglia a sfogliare avidamente le pagine di un libro. Tutti sanno che sono stati grandissimi Arthur Conan Doyle e il suo “logico, ma libertario” Sherlock Holmes; oppure Rex Stout e il “corpulento” Nero Wolf; oppure ancora George Simenon e quel puntiglioso del commissario Maigret. Accoppiate vincenti. Accoppiate indissolubili. Proprio come lo è quella di un duo che, in Italia, è conosciuto in maniera inversamente proporzionale a quanto, al contrario, sia rinomato in Francia o in Germania. Malko Linge, “Sua Altezza Serenissima”, e Gerard de Villiers, il suo creatore, formano uno straordinario binomio del giallismo internazionale. Dalla metà degli Anni Sessanta, quando apparvero in Francia i primi racconti dello scrittore transalpino, le avventure in chiaro stile “jamesbondiano”, che hanno avuto come protagonista SAS (nome in codice del nostro eroe, Sua Altezza Serenissima) hanno raccolto per strada centinaia di migliaia di appassionati, che anche da noi (grazie alla collana “Segretissimo” edita da Mondadori) non perdono una sola delle prodigiose spy story che catalputano Malko Linge ai quattro angoli del mondo. Nonostante la matrice di de Villiers si rifaccia inoppugnabilmente al filone partorito da Ian Fleming, il modello letterario che accompagna le scorribande di SAS è del tutto originale: vuoi, innanzitutto, perché il protagonista (e questo è già di per sé raro) spesso si imbatte in qualche spiacevole sconfitta; vuoi per le straordinarie storie d’amore, spiegate anche nei particolari più intimi senza però mai scadere nella volgarità, che il principe Malko vive in tutti i viaggi di lavoro; vuoi, soprattutto, per la meticolosa precisione sia delle narrazioni dei personaggi e dei paesaggi in cui si svolge l’azione, che per la raffinata e precisa ricostruzione dell’ambientazione socio-politica dei paesi in cui “lo spione” di de Villiers è costretto a barcamenarsi su invito della Cia (nonostante sia un irregolare dell’agenzia di sicurezza americana, viene chiamato per svolgere i compiti più difficili e compromettenti).

Nelle oltre 120 storie pubblicate, l’agente segreto dagli occhi d’oro e di sangue blu (al soldo degli yankee solo per guadagnare quanto basta per la ristrutturazione infinita del suo castello di Linz) è passato dai bassifondi del Burundi agli hotel superlusso di Abu Dhabi sempre in perfetto abito da sera, dalla rivoluzione Angolana alla protezione, ahinoi, del premio Nobel Rigoberta Menchu senza colpo ferire, dagli estremisti asiatici ai nemici di sempre del Kgb concedendosi il lusso di invaghire più di una donna mozzafiato. Oltre cento episodi tutti diversi fra loro, inseriti nei più problematici contesti geo-politici, dove, nonostante tutto, i punti di riferimento per i contendenti sono i due blocchi storici inventati dalla guerra fredda. Se proprio si vuole trovare un luogo comune nelle avventure di Malko, si è costretti a segnalare la sua idiosincrasia per i traditori di ogni specie, ancor peggio se “defezionisti”.

Così è fatto Malko Linge, un nome davvero inusuale per un agente speciale altrettanto inusuale e mai troppo ligio ai doveri delle sue missioni di Stato. Anche a SAS, prima o poi, la televisione, come ha fatto per Holmes, Wolfe e Maigret, dovrà rendere omaggio.