|
Meglio un "moro" in casa o un "Pisanu" all'uscio? di Leonardo Facco Con l’estate arriva, puntuale come le cambiali, “l’emergenza immigrati”. Non è che i “tigì” si sbattano più di tanto per capirci qualcosa e, fatta salva la cronaca, si dannano per amplificare le scaramucce di Palazzo fra il ministro delle Riforme e quello dell’Interno, Pisanu, al quale i lumbard hanno persino chiesto di dimettersi. Un tempo, a far discutere era la Legge Martelli poi, quella dei comunisti Turco e Napolitano, oggi quella di Bossi e Fini. E da almeno una decina d’anni a questa parte, quella degli immigrati in Italia sembra una vera e propria invasione, garantita, tra l’altro, dalle continue sanatorie adottate dai governi di sinistra prima e dal centrodestra, con la scusa delle badanti, un annetto fa. Sino ad oggi, s’è assistito ad un atteggiamento non di giustizia sociale (termine tanto amato dagli statalisti), ma di grave ed ingiustificata tolleranza e lassismo da parte di autorità e rappresentanti di organi dello Stato e da parte di quell’associazionismo politicizzato che lucra sul fenomeno migratorio. Il tutto, ovviamente, a discapito dei diritti fondamentali dei nostri concittadini. Una situazione preoccupante, che persino le statistiche governative hanno inequivocabilmente mostrato. Per giustificare l’ondata più o meno africana di clandestini, ci sentiamo ripetere che “fanno i lavori che noi non facciamo”, che “anche noi eravamo un popolo dedito all’espatrio”, che “l’accoglienza è alla base della tolleranza” e tanti altri bla bla di circostanza. Vorrei tanto che qualcuno provasse a chiedere a chi all’estero ci è stato per sgobbare cosa ne pensa di quanto sta accadendo oggi nel belpaese. Ne sentirebbe delle belle. Premesso il fatto che i commentatori italiani sono ben lungi dal possedere i rudimenti intellettuali dei veri liberali - e proprio per questo sono sempre ricaduti nelle solite argomentazioni barbose e infarcite di luoghi comuni - siamo stati costretti, perlopiù, ad ascoltare le medesime “predicozze pietistiche” ispirate, con generici richiami, ai “diritti dell’uomo” (dei quali pare siano in grado di riconoscere solo quelli che interessano loro, dimenticando, al contrario, di difendere diritti come la libertà, la vita e la proprietà di tanti altri), piuttosto che ai doveri della solidarietà. Tra gli oppositori dell’arrivo in massa di immigrati, ci sono coloro che antepongono ragioni nazionalistiche (sinceramente poco fondate), coloro che ritengono, invece, che l’approdo di centinaia di migliaia di “poveri cristi” sulle coste peninsulari metterebbe in crisi le strutture portanti del “welfare state” nostrano, provocando gravi ripercussioni economiche nel momento in cui si garantissero gratuitamente agli stranieri, come del resto fa lo Stato a tutt’oggi, la sanità, la scuola e molti altri servizi pubblici. Questo ragionamento non è sbagliato. Val la pena allora di ricordare che in una società davvero libera (dove quindi non si preclude la libera circolazione agli individui) sarebbe soprattutto la proprietà privata a creare un argine concreto al flusso migratorio selvaggio, che gli statalisti e centralisti - quelli da sempre al governo - contrariamente garantiscono. Fino a quando gli immigrati riceveranno gratuitamente dalle sigarette alle case (che gli italiani invece pagano profumatamente), non solo non realizzeremo mai una pacifica convivenza fra cittadini residenti e stranieri, ma addirittura si verrebbe a creare una coabitazione forzata, foriera solo di accentuate tensioni sociali tra persone di cultura e tradizioni molto differenti. Allora sì che l’immigrazione extracomunitaria non servirà ad altro che a generare tensioni razziali, guerre tra poveri, accaparramenti ingiustificati di beni pubblici e perverse dinamiche assistenziali. Significa essere ciechi - o in malafede - se non si vede che l’interventismo solidaristico proimmigrati sta rendendo impossibile la vita di milioni di persone, costretti a difendersi da occupazioni di territorio da parte di bande di delinquenti nord-africani e albanesi (tanto per citarne alcuni). Questi cittadini rivendicano, semplicemente, il diritto di starsene in pace in quelle vie e piazze che, per ragioni storiche, essi abitano da sempre, che essi, insomma, sentono proprie. La vera tragedia, dunque, non è “l’allarme razzismo” lanciato da qualche idiota ideologizzato, ma è che lo statalismo moderno, quello che, invadendo gran parte della vita sociale, ha quasi obbligato ogni emigrante a diventare - come ha scritto Lottieri - uno “squatter”, ovvero un occupante abusivo. E chi ne paga le conseguenze, al contrario, è il legittimo proprietario della terra in cui abita. Che non ha neppure il diritto di difendersi.
|