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A Cancun i poveri han perso Ma devono anche cambiare registro di Leonardo Facco Sotto la cappa caldo-umida di Cancun, sfollati i villegianti (durante la settimana del vertice i negozianti hanno incassato poco o nulla e le strade apparivano deserte), i politicanti del “globo terracqueo” si sono ritrovati per decidere se continuare, o meno, ad affondare il libero mercato. E ci sono riusciti. Dentro un palazzo, rinfrescati da potenti condizionatori, ministri di ogni razza e specie hanno fatto comunella per adottare la strategia migliore, migliore solo per alcuni ovvio, vietando ai paesi poveri e/o in via di sviluppo (così li definiscono tecnicamente i burocrati) di vendere liberamente i loro prodotti, agricoli in primis. Non solo, questi “alcuni”, hanno pensato bene di continuare a sovvenzionare, coi soldi dei contribuenti no?, le produzioni e le esportazioni di certi agricoltori (europei ed americani perlopiù) che rappresentano, si e no, il 3 per cento dell’intera popolazione dei rispettivi paesi. E il round messicano del WTO è andato a carte quarantotto da subito, dato che sin dal primo giorno s’era capito che il nodo del contendere riguardava, obtorto collo, l’agricoltura e che senza accordo sulla liberalizzaione di quel settore, come da richiesta di 21 paesi aderenti all’accordo di Cairns (capeggiati da Brasile e India), non si sarebbe discusso di null’altro. Anche se in Italia di Cancun s’è parlato poco, è emerso chiaramente un concetto, ribadito più o meno in tutte le salse: il vertice è fallito. Variazioni sul tema, sfuggite magari ai più, sono state le dichiarazioni del tipo “Il WTO va riformato”, “Il multilateralismo non funziona”, “I poveracci ci hanno rimesso”. Tutto vero, ma quali le alternative da proporre? Questa rivista, da mo’, va predicando che tutte queste organizzazioni sovrannazionali (dal WTO all’Onu, financo alla nostra odiata UE), che aspirano solo a trasformarsi in sottospecie di centri di potere paramondiali, andrebbero abolite. Il che porterebbe, di suo, ad un risparmio miliardario, e non vi sto a raccontare quel che ho visto coi miei occhi in quanto a sprechi. Quindi, quando i politici, come ad esempio il ministro italiano Urso, propongono di riformare l’Organizzazione mondiale del Commercio…toccatevi! Non c’è nulla da riformare credetemi, c’è solo da abbattere, con buona pace di chi la pensa diversamente, come l’euronorevole radicale Benedetto Della Vedova. Ancora: ci è stato riferito che i poveri hanno perso. Senza dubbio. Ma anche in questo caso servono dei distinguo per fare chiarezza. Se è vero, come è vero, che la mancata liberalizzazione degli scambi ha danneggiato solo i paesi del Secondo e Terzo mondo, non possiamo esimerci dal criticare questi ultimi, come ha ben scritto il colombiano Andrés Mejía-Vergnaud: “E’ un errore, come han fatto i 21 paesi di Cairns, Brasile in testa, pretendere che gli altri liberalizzino e contemporaneaente affermare che non sono disposti a smantellare le proprie barriere al commercio. Un comportamento simile genera solo più ostacoli e l’incoerenza di una siffatta posizione beneficia solo quei paesi ricchi interessati a mantenere i sussidi. I paesi in via di sviluppo non possono dunque celebrare alcuna vittoria per la loro tenuta nella trattativa di Cancun”. Della serie: lo statalismo è duro a morire, anche laddove, come in tutto il Suadamerica, andrebbe buttato gambe all’aria per ridurre drasticamente la povertà! Comunque, anche se il WTO è fallito, i libertari non hanno gioito come hanno fatto, stupidamente, i noglobal e le loro organizzazioni non governative affini. In fondo, anche se non è certo il WTO la strada che i paesi poveri devono seguire, il palcoscenico mondiale di Cancun rappresentava una buona occasione per far sentire la propria voce. Come ha fatto, per esempio, la ministra Guatemalteca dell’economia Patricia Ramìrez Ceberg, che con forza e chiarezza ci ha detto: “Per la sua posizione geografica e per sua vocazione all’apertura commerciale a nome del Guatemala confermo il nostro impegno per continuare sulla strada della liberalizzazione del commercio e dei servizi. Siamo apertissimi ad investitori stranieri interessati a portare lavoro nel nostro paese. Essere contro l’irrigidimento di dazi e barriere doganali significa poter dare qualche possibilità in più ai miei concittadini, ma in genere a tutti gli abitanti di quei paesi poveri in cerca di sviluppo, giustappunto come i 21 di Cairns”. Ovviamente, ai soloni della nostra carta stampata e della televisione del Guatemala importa poco; sono stati capaci, al massimo, di intervistare qualche educato comunista incline a sfondare vetrine e rivoltare bidoni della spazzatura (anche là s’è ripetuta la solita pantomima). Che personaggi… Parafrasando quel che ha scritto Mingardi sul Riformista, la morale è la seguente: “All’Italia manca l’intellighenza e quando ce l’ha non è liberale”. Poveri noi, se non ci diamo da fare!
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