|
Le piante transeginche non sono i mostri che dipingono
di Giorgio Fidenato
In qualità di Presidente della Confederazione Italiana Agricoltori di Pordenone e a nome del suo direttivo, gradirei manifestare che la Cia di Pordenone si schiera a fianco del governatore Illy in quanto condivide al cento per cento la posizione coraggiosa ed equilibrata da lui assunta sulla cosiddetta polenta transgenica. Siamo grati al governatore per la sua “apertura” nei confronti di queste colture e non scorgiamo, come altri, alcun contrasto con i suoi programmi elettorali per un’agricoltura di qualità. A nostro avviso è innanzitutto necessario sgombrare il campo dalla confusione che si è creata sui prodotti tipici, autoctoni, tradizionali e far prevalere una volta per tutte la verità. Quali sono i prodotti tipici e/o autoctoni del Friuli? Il mais è venuto dall’America; il merlot, cabernet e altre varietà sono vitigni di origine francese; il kiwi è stato importato dalla Nuova Zelanda; le mele gialle Golden delicious sono state selezionate in Inghilterra; il maiale maggiormente allevato per la produzione del nostro famoso prosciutto di San Daniele sono razze (Large white e duroc) state selezionate in altri paesi. Se allarghiamo la visuale oltre la nostra regione vediamo: il pomodoro san marzano è una pianta importata dall’America (singolare ed esemplare è la sua storia: per 200 anni è rimasta solo una pianta ornamentale dai frutti gialli perché aveva tanti detrattori che, senza prove, ne attribuivano tutte le caratteristiche negative immaginabili). La lista sarebbe molto lunga e non c’è spazio sufficiente. La concludiamo citando il più famoso piatto globalizzato ante litteram: polenta e baccalà alla vicentina. Nessuno dei due ingredienti è originario, tipico, tradizionale e/o autoctono di Vicenza: il mais viene dall’America e il baccalà dalla Norvegia. Con questa lunga lista di “verità” non intendiamo denigrare le nostre produzioni, ma ci preme smascherare le facili demagogie di chi si riempie la bocca con i concetti di tipico e tradizionale per contrastare gli OGM ed evidenziare e sottolineare due concetti: il primo è che non esiste un prodotto , tradizionale e/o di qualità in se stesso, ma lo diventa solo perché l’azione dell’uomo, talvolta coadiuvato dal clima, lo rende tale. A questo proposito si guardi l’attività originaria del nostro governatore. L’Italia, il Friuli non producono un chicco di caffè, eppure il caffè tostato alla Illy è impareggiabile. In Brasile il caffè è una produzione autoctona e tipica, ma nessuno di noi oserebbe comprarlo già tostato. Il secondo concetto è che se ci si chiude di fronte alle novità si rischia di andare fuori mercato e si rischia di non poter usufruire delle occasioni per esercitare l’operosità e le tradizioni di una comunità sulle novità che mano a mano si sviluppano. Tutto questo per dire che, dal nostro punto di vista, dagli OGM non può venire alcun pericolo per i prodotti tipici e tradizionali a meno che non si riesca a clonare i popoli, le tradizioni e la sua cultura. Sgombrato il campo da questa confusione, condividiamo la previsione del governatore che fra dieci anni sorrideremo sul comportamento che stiamo tenendo ora sugli OGM. Infatti rileviamo che la posizione di coloro che contrastano gli OGM affermando che:”… Non ho alcuna certezza che non sia dannoso…” oppure di quelli che affermano che non esiste alcuna prova che gli OGM non saranno mai dannosi, è una posizione sleale e antiscientifica. Il progresso scientifico che l’uomo ha avuto è basato sull’abbandono di tesi preconcettuali per basarsi su dati empirici. Le tesi sono vere o false solo dopo che le prove empiriche lo hanno dimostrato e rimangono valide fino a prova contraria. La scienza può dimostrare solamente che una tesi è vera o falsa e non può dimostrare che non è mai vera o mai falsa!!! Inoltre insinuare la non correttezza o l’inaffidabilità delle prove offerte dalle ditte produttrici, significa essere sleali e generare solamente del “terrorismo ecologico” che va a detrimento del metodo scientifico. Le tesi altrui non si contraddicono insinuando la malafede della controparte, ma portando le prove a sostegno della proprie tesi e sottoponendole al mondo scientifico e alla comunità intera!!! La CIA di Pordenone inoltre vede di buon grado e con atteggiamento laico lo sviluppo degli organismi OGM perché conosce le motivazioni principali che hanno spinto la ricerca in quel senso, la maggiore della quali è stata che vi fu, alla fine degli anni settanta, la consapevolezza che la chimica, per i suoi effetti secondari sull’ambiente, non poteva essere l’unico metodo adottabile per la difesa delle piante dalle fitopatologie. L’atteggiamento positivo verso gli OGM è dovuto anche alla consapevolezza che l’alternativa all’agricoltura tradizionale non può essere l’adozione dei metodi di agricoltura biologica o biodinamica su larga scala. Per i costi e per le difficoltà tecniche queste potranno restare solamente produzioni di nicchia. Non comprendiamo inoltre la posizione di coloro che intendono obbligare qualcuno ad etichettare i propri prodotti. Questa è una maniera subdola e sleale di opporsi alle tesi altrui ben sapendo che, con l’informazione squilibrata in senso negativo nei confronti degli OGM, pochissimi li acquisterebbero, condannando al fallimento le aziende produttrici e impedendo di fatto la diffusione degli stessi. Ripetiamo: la battaglia va condotta in maniera aperta e leale. Devono essere i fatti e non i preconcetti a sentenziare la bontà o meno degli OGM!!! Per questo, se qualcuno è interessato a differenziarsi commercialmente dagli OGM, non farà altro che riportare sull’etichetta che il proprio prodotto “Non contiene OGM”, come fecero i produttori di bibite anni fa che riportarono “non contiene coloranti”. Al contrario pretendere che un produttore scriva che il suo prodotto contiene gli OGM significa giocare sporco e pretendere di imporre in maniera coercitiva le proprie convinzioni. Concludiamo il nostro intervento auspicando che in futuro su questi argomenti si apra un dibattito serio, pacato e leale. Non pretendiamo e non vogliamo imporre le nostre idee, ma pretendiamo che vi sia la libertà di poter discutere e che siano i fatti e non i preconcetti a sentenziare la bontà o meno di una tesi. Infine vogliamo lanciare una provocazione. Se il governatore Illy ci dà una mano anche “spiritualmente”, il prossimo anno a Pordenone potremmo organizzare la prima festa della polentanta transgenica per far conoscere, a chi lo volesse, che le piante transgeniche non sono poi i mostri che si dipingono.
|