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Mozart e Leopardi sfuggiti alla scuola pubblica!
di Roberto Locatelli
La scuola pubblica è un obbrobrio! Di essa si dovrebbe dire tutto il male possibile, ma chissà perché viene sempre difesa, anzi i burocrati della cultura sostengono la sua importante funzione formativa, ma mettono le mani avanti sostenendo che la sua poca efficienza sta nella “mancanza di fondi”. E capite bene come nella realtà l’unica riforma che si invoca è sempre quella attinente il proprio stipendio. I vari ministri che si sono succeduti alla poltrona del Ministero della Pubblica Istruzione hanno sempre agito da “sequestrati” dei sindacati (e la riformetta della Moratti non è certo da meglio), usando la scuola come ufficio di collocamento ove dare posti di lavoro a incapaci che altrimenti avrebbero aumentato le fila dei disoccupati, oppure come pozzo senza fondo per finanziamenti volti sia al personale scolastico sia a nuove iniziative culturali. Ma ciò non costituisce affatto un’attenuante per tali ministri che si sono dimostrati ( e si dimostrano ) assolutamente inadeguati a ricoprire tale ruolo. L’unica preoccupazione degli ultimi ministri succedutesi a tale carica è quella della “riforma dei cicli scolastici”, tale sofisticata frase la si può semplificare con una semplice domanda:” a che età iniziano le scuole elementari? Per quanti anni durano?”, e via dicendo. Questo è l’incredibile lavoro che queste persone stipendiate 50 milioni ( in lire, odio l’euro ) al mese fanno per 5 anni! Si scervellano ministri, sottosegretari, provveditori, presidi, professori, e financo bidelli, per stabilire se un bambino deve iniziare la scuola a 5 anni, piuttosto che a 5 anni e mezzo, piuttosto che a 6 anni; per non mettere in difficoltà tale intelligentia eviterò di chiedere quando un bambino è nato il 29 febbraio come devono essere calcolati gli anni scolastici per lui, se ogni 4 anni fa un anno di scuola oppure, nella piu’ classica delle procedure italiane, si chiude un occhio o tutt’e due e lo si lascia procedere come gli altri bambini. In realtà il vero problema della scuola pubblica è la scuola pubblica medesima! Al di là del fatto che ora la scuola pubblica sia diventata un leviatano mangiasoldi che annovera tra le propria fila non professori bensi’ “lavoratori socialmente utili”, il suo male è insito in sé stessa, nell’ aberrazione concettuale che ha portato alla sua nascita. Con l’istituzione della scuola pubblica vi è stato il peggior atto delinquenziale prodotto ai danni di un’autentica istituzione naturale: la famiglia! I genitori sono stati espropriati dall’educazione dei figli, affidati con imposizioni coercitive dello Stato, nelle mani di estranei, nelle mani di burocrati statali che insegneranno ciò che lo Stato richiede sia in essi inculcato, una conoscenza ed un sapere preconfezionato, immutato e immutabile da divulgare a tappeto su tutto il territorio nazionale e a tutti i bambini fin dalla piu’ tenera età. Questa non è una mia fantasia, basta riportare le parole del presidente della repubblica italiana Carlo Azeglio Ciampi, che poche settimane fa ha difeso e lodato la scuola pubblica perché grazie ad essa “sono stati fatti gli italiani”. Eccovi serviti, la scuola pubblica come strumento d’indottrinamento, d’inquadramento, d’irregimentizzazione e omologazione culturale, dove i valori che si insegnano non sono quelli dell’amicizia, dell’onestà, della fedeltà ( gli autentici valori cristiani che venivano insegnati nella scuole private cattoliche ed al catechismo ), bensi’ quelli dell’amor patrio, dell’osservanza delle regole e del rispetto delle istituzioni, che hanno portato a vedere nell’altro il nemico, il male , che hanno portato solo nel ‘900 a circa 170 milioni di morti, guerre mondiali escluse. Un grande scrittore del recente passato ha ben descritto il “rapimento” della figlioletta ad opera dello Stato, di ciò che lo Stato chiama “obbligo scolastico”, è Giovannino Guareschi, che scrive queste frasi alla figlia Pasionaria: “Dunque addio anche a te, Pasionaria: tu esci dalla mia vita ed entri nella vita dello Stato. Ti insegneranno l’ipocrisia statale e anche i tuoi pensieri non saranno piu’ i tuoi e vedrai le cose con gli occhi del Ministero. Adios, Pasionaria. Anche questa volta come per Albertino, io dovrò accettare il sopruso, dovrò aggiogare anche te, con le mie mani, al barbaro, orrendo, smisurato carro dello Stato…. Adios, Pasionaria: io adesso abbandonerò la tua mano tiepida e ti sacrificherò al dio crudele della gente che non crede in Dio perché, se vi credesse, potrebbe vivere felice all’ombra delle sue Eterne Leggi. Adios, Pasionaria: lo Stato fa le strade e fa camminare le ferrovie e illumina le città, di notte, ma ci toglie la libertà, e regola i nostri atti e anche i nostri pensieri, e sempre piu’ ci trasforma in trascurabili ingranaggi di una orrenda macchina che consuma sangue e serve solo a macinare aria. E io che mi indigno se il treno ritarda di cinque minuti, il treno dello Stato, io ora sono pieno di amarezza perché debbo permettere che lo Stato mi porti via la mia bambina per insegnarle l’abici’ governativo. Quale tempesta nel cranio di un povero borghese che cerca di difendere la propria personalità e quella dei suoi figlioli da quel mostro che egli stesso alimenta togliendosi il pane di bocca.” E’ un passo veramente struggente, ma allo stesso tempo carico di verità. Se non fosse come dice Guareschi, se non per plagiare le menti sin da bambini, perché mai essere obbligati ad andare a scuola? O alla meno peggio, perché mai essere obbligati ad andarci ad una certa età ministerialmente prestabilita? Per creare i cosiddetti “cittadini”, uomini in carne ed ossa, ma con le idee e le conoscenze preconfezionate dallo Stato, esseri obbedienti e poco solleciti a mettere in discussione, a fare domande, o quanto meno a far si’ che la stragrande maggioranza degli individui sia cosi’. La famiglia viene derubata dell’educazione dei figli a vantaggio di burocrati ministeriali che non mettono amore in ciò che fanno né amore verso i loro alunni, e su quest’ultimi grava un rapporto di sudditanza non volontaria ( come potrebbe essere coi propri genitori ), bensi’ prestabilita ministerialmente. La scuola pubblica e l’obbligo scolastico oltre a danneggiare la famiglia, a rapirla dei suoi figli sin dalla piu’ tenera età, fa anche di peggio, crea dei mediocri! La scuola obbligatoria è nemica delle capacità, del talento, per creare degli studenti “da 6 in tutte le materie”, mentre si sa benissimo che per emergere nella vita si può essere da “4 in tutte le materie” tranne in una, da “8”. C’è chi ha piu’ talento esprimendo le sue qualità fisiche, chi piu’ in quelle musicali, chi piu’ in quelle tecniche-scientifiche, chi piu’ in quelle umanistiche, ma la burocrazia scolastica se ne infischia del talento, lo stringe, lo soffoca, lo inibisce nell’asettico ed omologante programma ministeriale, sempre uguale a se stesso, e per tutti quanti. Programmi-stampini per alunni-stampini, dove le naturali predisposizioni vengono annullate per creare dei mediocri. Ma c’è di peggio, i metodi di insegnamento sono sempre simili a se stessi, sono uguali per tutti, mentre gli individui sono tra loro tutti diversi per capacità, predisposizione, concentrazione e metodo di apprendimento. Non è un caso che il metodo di apprendimento dei bambini sia superiore a quello degli adulti, perché si basa sul gioco, giocare è apprendere, cosa che invece nell’età adulta si perde, anzi si banalizza, ed è la stessa banalizzazione degli adulti-insegnanti-burocrati nei confronti dei giovani alunni. Solo un genitore sa, o dovrebbe sapere o dovrebbe almeno avere la responsabilià di sapere, ciò che è meglio per suo figlio, se farlo studiare in una scuola pubblica o farlo studiare in famiglia, a che età iniziare a farlo studiare, in quale settore, in quale campo. Pensate un po’ se Mozart invece di vivere duecento anni fa, fosse vissuto oggi, con l’obbligo scolastico, che ne sarebbe stato di lui? E di noi? Noi certamente non avremmo potuto godere della sua splendida musica, ma la sorte peggiore sarebbe capitata a lui, perché invece di comporre della straordinaria musica già all’età di tre anni, si sarebbe ritrovato all’età di tredici anni a fare il “solfeggio” in una scuola media pubblica statale ee a suonare con il piffero o con l’armonica a bocca la musica della pasta Barilla! E che ne sarebbe stato di Leopardi se fosse vissuto oggi anziché nell’ottocento? Bè, giammai avrebbe scritto poesie e sonetti fin dalla piu’ tenera età, ma ancora( ! ) all’età di dieci anni avrebbe dovuto svolgere temi dal titolo “ Io e il mio gatto “ oppure “ Io e il mio cane “ oppure “ io e la mia famiglia “. Credo che col senno di poi Mozart e Leopardi ringrazino il cielo di essere vissuti in epoche pre-obbligo scolastico e pre-Stato, ma anche noi ringraziamo il cielo che abbia preservato loro dall’ annacquamento dei loro talenti, che tante emozioni ci continuano a dare. Chissà quanti Mozart sono stati obbligati al solfeggio anziché alla musica, e quanti Leopardi sono stati obbligati a ridicoli temi o a ridicoli esercizi di grammatica anziché alla bellezza della libera espressione letteraria. Dobbiamo batterci affinché i “Mozart” e i “Leopardi” che albergano in ogni bambino non siano sacrificati sull’altare dell’obbligo-scolastico-ministeriale-burocatico-patriottico…servile.
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