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Quel liberista di un Harry Potter di Daniel Rodriguez Herrera Mi hanno regalato i primi quattro libri Della saga di Harry Potter prima che il loro straordinario successo in Gran Bretagna contagiasse la Spagna. Essendo libri per bambini, mi sono quasi offeso del regalo. Presunzione. Ma non c’era ragione alcuna, perché questa serie di racconti di taglio fantastico narra una storia molto divertente, che recupera uno stile di avventure classico, dove il bambino è eletto a protagonista della lotta contro i cattivi. Però Harry Potter gode di un altro punto a suo favore ed è il fatto che disegna attorno a sé un mondo nel quale i liberali vivrebbero con gusto, dato che i luoghi più affascinanti sono la strada di Diagon, una specie di centro commerciale per maghi situato a Londra, e Hogsmeade, l’unico villaggio abitato unicamente da maghi e pieno di negozi ed attività commerciali davvero affascinanti. Lo stesso protagonista si comporta come un capitalista, investendo nella futura attività di due alunni del collegio in cui tutti studiano, veri imprenditori che desiderano guadagnarsi la vita con i loro trucchi. Inoltre, ed è un aneddoto divertente, tutto quel commercio di cui sopra è portato a termine grazie a denaro non controllato da alcuna banca centrale. Sono monete d’oro, d’argento e di bronzo, quelle che usano tutti i personaggi, che devono comprare libri, bacchette magiche, scope volanti ed altri oggetti di uso comune tra i maghi, il tutto ovviamente in negozi privati. Gli stessi protagonisti mettono i loro soldi in una banca diretta da gnomi, non dallo Stato, e non c’è ragione per cui, ad esempio, Potter debba pagare alcuna tassa di successione per le ricchezze lasciategli dai genitori scomparsi prematuramente. Ultima annotazione, anch’essa importante, lo Stato è rappresentato da uno squallido Ministero della Magia, le cui uniche funzioni sono quelle di perseguire i criminali ed evitare che i muggles (persone senza poteri magici) si accorgano dell’esistenza attorno a loro di maghi veri. Di più, il ministro, un uomo pomposo che risponde al nome di Cornelius Fudge, fa tutto abbastanza male ed appare come un personaggio ridicolo. Inoltre, quando giunge il momento di maggior pericolo, quando il cattivo (che lo è per ansie di potere e non per traumi infantili) ritorna al mondo dei vivi, decide di imporre la sua posizione nel giornale ufficiale dell’Inghilterra magica, il Daily Prophet. Lo fa per il timore di perdere il proprio posto, mettendo in pericolo la vita dei suoi concittadini. È questo, insomma, il messaggio che la Rowling offre ai piccoli dei politici. Questa mancanza di fiducia verso lo Stato continua nel quinto libro, dove il filo conduttore delle 766 pagine è l’incerto presente e futuro del collegio Hogwarts. Il collegio è sempre stato privato, il governo non ha mai avuto alcun controllo sui programmi e sui professori. Nell’ “Ordine della fenice” assistiamo ad una serie di decreti del Ministero della Magia, dove poco a poco va aumentando il controllo sulla scuola, rovinando conseguentemente l’educazione dei giovani maghi. Comunque sia, questa serie di racconti di letteratura fantastica per bambini è molto ben scritta, con personaggi interessanti e ben raccontati, nonché con relazioni tra di loro ragionevolmente credibili. Bambini maghi che vivono avventure, ma che sono bambini. E se oltretutto vivono in un mondo liberale non c’è di che lamentarsi.
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