È nato l’IBL, giù il cappello!

di Leonardo Facco

Sul finire del duemilatre, in Italia è davvero cambiato qualcosa sul fronte libertario. E’ ufficialmente nato l’IBL, ovvero l’Istituto Bruno Leoni. Si tratta, seppur in piccolo e forse in fase ancora embrionale, di una fondazione culturale coerentemente liberale. Un progetto unico in questo paese, dove il liberalismo non solo è sempre stato trattato a pesci in faccia, ma è anche stato danneggiato perpetuamente da tutti coloro che lo hanno utilizzato come fosse una griffe da ostentare per farsi belli oppure un simbolo nobile utile per darsi un nonsoché di chic. Nient’altro che hiacchiere, inutili, e qualche distintivo!

Con l’IBL cambia tutto. Citiamo direttamente dal sito ufficiale (www.brunoleoni.it): “L’Istituto intitolato al grande giurista e filosofo torinese, ha l’ambizione di divenire il punto di riferimento della cultura antistatalista in Italia…L’IBL intende studiare, promuovere e diffondere gli ideali del mercato e della libertà di scambio. Creare, cioè, un fronte pro-global il più ampio possibile, che sappia essere, al tempo stesso, pungolo e risorsa per la politica. Quest’ultima oggi ha un compito di dimensioni epocali: costringere lo Stato a fare molti passi indietro, in modo da liberare tutte quelle forze imprigionate dall’eccessiva pressione fiscale e dalle troppe regolamentazioni, spesso approvate solo a tutela di certi interessi particolari. Perché gli uomini politici possano compiere un tale gesto, è necessario che siano sostenuti da un’ampia fetta dell’opinione pubblica”.

Idee chiare, come piace ai libertari. Idee forti suffragate già da parecchi fatti. Grazie all’IBL, in Italia, è stato presentato ufficialmente il primo manifesto antiprotezionista, al quale hanno aderito decine di personalità di spicco di ogni settore. Grazie all’IBL sono state organizzate conferenze di livello internazionale, come quella di Milano - del novembre scorso - dedicata alle “panzane di Kyoto”. Grazie all’IBL sono stati proposti seminari importanti, seminari messi in piedi con quello stesso spirito divulgativo che caratterizzava il grande maestro Ludwig von Mises. Di più: grazie all’IBL sono nate due collane di libri molto utili alla divulgazione dei più sani principi liberisti. E’ stato presentato a Roma (prima volta in Italia) l’“Index of Economic Freedom”. E altra carne è ancora sul fuoco. Una mole di lavoro impressionate in soli tre mesi di vita!

E all’IBL lo fanno perché ci credono: “La diffusione delle idee liberali – raccontano sempre nel sito ufficiale, che è obbligatoriamente da frequentare - è coincisa col punto più alto mai raggiunto dalla civiltà occidentale: il libero scambio ha abbattuto le barriere della povertà e sconfitto i fantasmi della guerra. La tutela dei diritti di proprietà ha reso ciascuno sicuro nei propri possessi e libero dall’influenza pervasiva dei governi. La concorrenza ha stimolato un progresso senza precedenti. La tolleranza ha disinnescato i germi del conflitto sociale. Il liberalismo è davvero ‘umanesimo’, come ha scritto Pascal Salin, perché pone in essere una società nella quale la vita, la proprietà, e la libertà di ogni singolo individuo sono tutelate, protette, rendendo possibile vivere l’esperienza umana nella sua pienezza. Il secolo di sangue, il Novecento, non deve farci dimenticare questa eredità, né deve indurci a dubitare della sua attualità”.

L’anima dell’istituto sono tre giovani intellettuali di straordinaria levatura (nonché amici impagabili del sottoscritto e co-fondatori di questa rivista), che voi lettori conoscete abbastanza bene: Carlo Lottieri, Carlo Stagnaro e Alberto Mingardi (li ho citati in ordine d’anzianità). Tre teste pensanti mica da poco, così diverse l’una dall’altra, ma capaci di collaborare in perfetta sintonia. In grado, e qui scatta il plauso, di coinvolgere un piccolo (per ora) numero di imprenditori (altro plauso) disposti a investire qualche “eurino” per diffondere, coi fatti, le idee di libertà.

Credetemi. Da tempo li sentivo dicutere di questo progetto e mi rendevo conto quanto fosse difficile metterlo in pratica. Ancor più in questo paesaccio socialisteggiante. Ci sono riusciti. Giù il cappello!