Pronto Chiambretti? Sì, avanti popolo!
 
Diciamo la verità, come sempre del resto: Piero Chiambretti è uno dei pochi personaggi in circolazione capaci di fare televisione. Ha sempre messo insieme programmi originali, dai tempi di "Tg Zero", sul terzo canale, fino al "Laureato", la sua ultima fatica firmata Rai due.
Diciamola tutta, però, la verità: il nanetto torinese è forse l'emblema per antonomasia della pattuglia "catod-comunista", che impera a tutt'oggi sulle reti italiane. Defenestrato da Saxa Rubra, è approdato in casa di Tronchetti Provera e, per "La7", ha quotidianamente imperversato - prima di cena e in replica notturna - con il suo "Pronto Chiambretti", ennesimo replay di quell'intelligente e raffinato fanatismo politico che distingue l'ex-prediletto di Bibì Ballandi.
Ufficialmente, la trasmissione è stata definita in questo modo: "Programma di informazione, attualità ed intrattenimento ideato e condotto da Piero Chiambretti. Accanto a lui, mattatore assoluto del programma, tra gli ospiti fissi Nino Frassica, vero e proprio "cameo", Aldo Izzo con i suoi improbabili collegamenti dal satellite, e due giovani Costantino della Gherardesca e Marco Eugenio Brusutti che idealmente rappresentano l'anima bianca e l'anima nera del cosiddetto "pianeta giovani". Ufficiosamente, a distanza di qualche mese e dopo attenta osservazione, ve la diamo noi un'interpretazione un po' meno impomatata.
Sin dal logo, ingombrante e ben visibile in basso a sinistra, Pierino ha fatto il verso al rosso antico del simbolo del Partito Comunista Italiano. Le lettere P e C (seguite da una specie di doppia I) erano talmente in evidenza (in basso a la gauche) da apparire come il più classico dei messaggi subliminali. Che dire, poi, dell'abitino indossato dall'istrionico "metroesessanta", che pareva il vestito da cerimonia di Mao Tse Tung? Più volte, alcuni ospiti glielo hanno fatto notare, causando nel conduttore qualche disagio malcelato da sorrisetti di circostanza.
Da bravo "catod-comunista", Pierino ha dato sfoggio delle doti per cui ogni "sinistro" - diceva Forattini - va orgoglioso: invidia, nostalgia e vittimismo, rancore.
Ha mostrato invidia tutte le volte che ironizzava su qualche collega o artista che lavorava negli studi buoni di "mamma Rai". Ha sprizzato nostalgia per i bei tempi in cui, forte dei governi amici, usava a proprio piacere le telecamere di Stato, circondato da belle donne e alti dirigenti. Di più, ha cercato ostinatamente la comprensione e l'apprezzamento - giocando il ruolo di vittima sacrificale - di chi, invitato nella sua cabina telefonica piazzata in centro a Milano, dandogli due amichevoli pacche sulle spalle lo avvrebbe voluto vedere laddove stava un tempo. Infine, come vuole la tradizione dei "compagni che non sbagliano", non ha perso occasione per portare rancore verso il despota unico (Berlusconi), e i suoi accoliti, che sarebbero la causa vera del suo esilio. Così, adoperando un "semianalfebeta" (tale ci è apparso il napoletano Aldo Izzo) seduto di fronte ad una tv collegata al satellite, ha preso per i fondelli il Tg4 ed il suo direttore. Che fantasia… Oppure si è preso gioco del "berlusconiano" di turno e gli è riuscito particolarmente bene grazie anche all'appoggio fornitogli da un suo indimenticato sodale politico, Giuliano Ferrara, oppure grazie all'ironia, sempre uguale a sé stessa fin dai tempi di Arbore, di Nino Frassica, collegato - by videotelefono - con lo studiolo all'aperto.
Ma la chicca del programma (che dimostra quanto Chiambretti soffra nel non poter essere un protagonista da prima serata, mania di grandezza di chi non è dotato per il basket) si condensava nel tentativo, quasi sempre andato a vuoto però, di farsi telefonare dal "potente" di turno, ridicolizzato per la bisogna. Alcuni esempi? Del Noce, Urbani, Frattini, Maroni, e destra discorrendo.
Ultima annotazione: insopportabile il tentativo di far passare per "la meglio gioventù, quei due frocetti (?) collegati con lui da non si sa quale salotto romano.

Arturo Doilo