Il federalismo fiscale è un furto
 
Ci riempiono la testa – grazie alla complicità dei media - con roboanti, e fuorvianti, proclami: “Abbasseremo le tasse! I fideisti del “buon governo” ci credono, gli altri deridono certe uscite come pura propagnada elettorale. Ma sono i fatti, per converso, che ci riportano coi piedi per terra: “Fisco locale al galoppo: in cinque anni le tasse delle amministrazioni regionali, comunali e provinciali sono aumentate del 46,9 per cento. Nel 2003, tra imposte dirette e indirette, hanno raggiunto quota 86,4 miliardi”. Parola dell’Istat.

Sempre ad agosto, anche l’uffico studi della Cgia di Mestre ha speso la sua parola, facendoci sapere più o meno la stessa cosa: “La tassazione a livello locale in Italia ha registrato nell’ultimo decennio un vero e proprio boom. Nel 2003, rispetto al 1993, le entrate fiscali degli enti locali sono aumentate del 178,4 per cento, passando da 31,79 miliardi di euro a 88,50 miliardi del 2003 (la cifra è simile a quella dell’Istat, ndr). La media di aumento annua è stata pari al 12,1 per cento”. Gulp! La ricerca, pignola quanto basta, sottolinea un altro aspetto meritevole di attenzione. Mentre tributi e balzelli di Regioni, Comuni, Province, Comunità montane sono aumentati, vi è stata per converso una diminuzione delle tasse da parte dell’amministrazione centrale: “Nello stesso periodo, infatti - rileva la Cgia - le entrate da tassazione dello Stato sono passate da 290,60 miliardi di euro del 1993 ai 281,70 miliardi del 2003, pari al 3,1 per cento in meno (media annua -0,2 per cento)”. Non illudetevi!

Ciò è dovuto – secondo gli artigiani veneti - soprattutto al fatto che sino alla fine degli anni Ottanta la finanza locale era molto contenuta; solo successivamente le competenze e i servizi offerti dagli enti locali sono cresciuti di molto. Seppur solo sulla carta, dato che nella pratica, molto spesso, alle imposte pagate sono state corrisposte ai cittadini due belle dita negli occhi.

Sulla base di questi numeri, val la pena tentare di avanzare qualche considerazione. La prima è che, nonostante quindici anni di federalismo annunciato, battagliato, costituzionalizzato persino ci ritroviamo sul gobbo meno servizi e più oneri. Di più: siamo profondamente amareggiati che questa gran fregatura coincida proprio con l’ascesa e, in molti casi, la partecipazione diretta nel governo (anche locale sia chiaro) del partito autonomista per antonomasia, La Lega Nord. Rispetto alla quale rimandiamo il lettore all’articolo di Alessandro Storti

La seconda annotazione è che il federalismo fiscale è esattamente l’opposto di quel che ci è stato raccontato poco sopra. Ergo, i numeri ci spiegano con franchezza che non può esistere alcun alleggerimento fiscale (leggasi appunto federalismo fiscale) senza un vero processo di indipendenza politica, che né a Roma né a Bruxelles interessa alcunché.

Terza conclusione, il futuro non riusciamo che a vederlo a tinte fosche, dato che – come scritto dalla stessa Cgia - “la situazione sarebbe in fase di peggioramento causa la trasformazione di alcuni tributi locali in tariffe (è il caso dello smaltimento dei rifiuti, ndr), che da un lato permetteranno ai Comuni di chiedere più denaro alla gente e dall’altro garantiranno ancor più gettito allo Stato, vista l’applicazione dell’Iva”. Tutto questo, peraltro, senza permettere al tartassato cittadino di scaricare un solo euro dei costi sostenuti.

A fronte di questo gabellamento generalizzato, ci si meraviglia che il 17 per cento del Prodotto Interno Lordo sia sommerso? Che, quindi, buona parte degli italiani frodi il fisco?

Val la pena riportare quanto affermato, un mese fa, dall’Aduc, una tra le tante associazioni di consumatori: “Siamo di fronte ad un'economia bloccata. Serve più dinamismo economico che di per sé sarebbe la disincentivazione all'evasione fiscale. Serve maggiore libertà di scambi, di professioni, di commercio che darebbero ricchezza e farebbero comprendere che le tasse conviene pagarle quando sono basse e garantiscono servizi veri. Quando, invece, lo Stato è limitante, opprimente, burocratico, talvolta avversario, non può che portare a cercare di fregarlo ad ogni minima occasione”.

Sottoscriviamo l’appello. E ribadiamo un concetto tanto caro ai libertari: “La tassazione è un furto”.Il federalismo fiscale pure. Grazie Rothbard!


Leonardo Facco