Theo, l’intolleranza degli intolleranti
 
Sergio Ricossa, straordinario esponente liberale, ci ha insegnato che non si può essere tolleranti con gli intolleranti. Un sano principio, soprattutto quando vengono prevaricati i nostri diritti, le nostre proprietà, la nostra cultura.

È da abbastanza recente la notizia che Theo Van Gogh, regista e polemista olandese è stato ucciso a pistolettate e coltellate da un extracomunitario, probabilmente legato a un gruppo di integralisti islamici ultra-radicali, mentre stava facendo un giro in bicicletta nel pieno centro della capitale. La notizia l’ha riferita direttamente il ministro dell’Interno dei Paesi Bassi, Johan Remkes.

“Il sospetto era già noto ai servizi di sicurezza - ha dichiarato il ministro - Agiva ai margini di un gruppo di estremisti islamici ma non faceva parte dello zoccolo duro del movimento”. Il gruppo in questione, per la cronaca, sarebbe formato da circa centocinquanta elementi, tenuti sotto stretto controllo dall’intelligence.

Ancora. Secondo quanto hanno riportato le agenzie, il fermato sarebbe un giovane di 26 anni residente ad Amsterdamn e avente doppia nazionalità, olandese e marocchina.

Ma per quale motivo il cineasta sarebbe stato assassinato? Il regista ucciso era noto per le sue posizioni contro il fodamentalismo islamico, specie dopo la trasmisisone in televisione del suo cortometraggio “Submission”. Nel film raccontava gli abusi sessuali e i maltrattamenti inflitti a una donna musulmana dal marito, denunciando i mali che a suo dire minerebbero le società improntate a quella confessione religiosa. Inoltre, la vittima aveva completato un altro film destinato a scatenare polemiche. Si tratta di un lavoro incentrato sull’omicidio di Pym Fortuyn, il leader politico che in poco tempo inventò dal nulla un partito contro l’immigrazione, facendolo diventare un vero e proprio caso politico in tutta Europa. Fortuyn fu a sua volta ucciso a colpi di pistola da un fanatico animalista nel maggio 2002, pochi giorni prima delle elezioni che avrebbero sancito il trionfo della formazione da lui creata, piazzatasi seconda ed entrata nel governo, ma poi ridimensionata una volta svanita l’ondata emotiva per la morte del fondatore.

Ebbene, i fatti di cui sopra ci impongono delle valutazioni, ancor più oggi che solo qualche sparuta, e intimidita, voce si leva contro l’immigrazione selvaggia e clandestina di cittadini di aree mussulmane. Non solo, ancor di più oggi, vien da dire, considerato che oltre venti milioni di mussulmani sono residenti in Europa e che qualcuno vorrebbe portare a 120 milioni con l’entrata nell’Ue della Turchia. Insomma, siamo così certi che le idee e la cultura di derivazione coranica siano così facilmente sovrapponibili alla nostra civiltà? I fatti sembrano smentire quest’idea, tanto cara ai catto-comunisti e ai loro amici collettivisti. E la morte di Van Gogh è un ulteriore segnale dell’intolleranza mussulmana, radicalmente contraria ai sani principi della libertà, compresa quella di espressione.

Le generalizzazioni sono spesso dannose, ma nel caso dell’Islam la prudenza è diventata un obbligo, considerando quanta poca strada sia stata finora percorsa sulla via della comprensione dei principi che regolano la società occidentale da parte di tanti individui immigrati nelle nostre terre. Individui abbastanza furbi da dissimulare la propria arretratezza di costumi in cambio di uno stipendio, ma non così attrezzati culturalmente da respingere la seduzione di una religione “pura e dura” e, come confermato da molti fatti, intollerante.

Io preferisco quanto mi ha insegnato Ricossa: non si può essere tolleranti con gli intolleranti.

Stefano Giacometti