|
Quasi tutti i paesi sviluppati hanno eliminato da tempo le tasse, i dazi e le quote di importazione per medicinali, macchinari e strumentazioni mediche, consapevoli del fatto che altrimenti si danneggerebbe la popolazione meno abbiente. Viceversa, quasi tutti i paesi in via di sviluppo, nonostante la loro percentuali di poveri sia decisamente più alta, mantengono o hanno aumentato tali imposte. Un interessante studio pubblicato qualche mese fa, grazie agli istituti AIE e Brookings, esamina questo grave problema e segnala che nonostante siano aumentati gli aiuti in medicinali per i paesi poveri e si sia abbassato il prezzo delle medicine per combattere le malattie peggiori l’accesso a tali possibilità per gli abitanti è solo di poco migliorato, causa le tasse e le regolamentazioni di cui si è detto all’inizio. L’eliminazione di tali barriere artificiali da parte di governi più interessati alle loro entrate fiscali che alla salute della gente sarebbe un passo avanti considerevole per il bene dell’umanità. Circa un terzo della popolazione mondiale non gode di alcun accesso alle cure mediche e alle medicine contro la malaria, la tubercolosi, l’Aids e altre malattie che affliggono, ad esempio, l’America Latina, l’Africa e l’Asia. Si tratta di malattie che si possono sia prevenire che curare e la chiave di volta per poterlo fare è l’eliminazione di imposte, dazi, quote e pletoriche regolamentazioni per l’importazione di medicine. E’ senza dubbio vero che certi paesi non usufruiscono né di strutture né di medici come accade in Occidente, ma i loro governi, anziché aiutare, perlopiù peggiorano la situazione. La Banca Mondiale stima che se vivessimo in un mondo senza dazi, il commercio internazionale aumenterebbe di 832 miliardi dollari all’anno e il 65% di questo aumento sarebbe destinato ai paesi in via di sviluppo. Diversi fattori determinano il prezzo delle medicine in vari paesi, ma le campagne a favore della riduzione dei prezzi raramente prendono in considerazione l’importanza dell’abbattimento delle barriere al commercio, la straordinariamente complicata normativa per l’approvazione di nuovi medicamenti e le onerose procedure per poter ritirare dalle dogane le medicine importate. I dazi e le quote all’importazione sono di solito fissati sia nei paesi ricchi che in quelli poveri per proteggere imprenditori ricchi o addirittura monopolisti, con importanti amicizie tra i governanti, non di rado comprati a suon di “prebende” o di regolari contribuzioni per le loro campagne elettorali. Per questo motivo gli statunitensi pagano il triplo del prezzo normale (prezzo mondiale) lo zucchero e i latinoamericani pagano più volte il prezzo normale di tanti altri prodotti. Il problema è che quando si tratta di medicine, l’alternativa è fra scegliere la vita o la morte. Se sommiamo i dazi, l’IVA (Imposta sul Valore Aggiunto) e il costo di altre tasse, le medicine importate pagano un’imposta pari al 25% in Bolivia, al 38% in Brasile, al 20% in Colombia, al 14% in Costa Rica, al 19% nella Repubblica Dominicana, al 22% in Ecuador, al 14% nel Salvador, al 25% in Messico, al 29% in Perù e al 25% in Venezuela. La prossima volta che sentirete parlare delle meraviglie che un politico compie stando al governo, chiedetegli perché continua a morire gente che non può pagare il sovrapprezzo delle medicine che causano le tasse, i dazi e le regole che essi impongono.
|