Senza tasse, medicine per tutti
 
Carlos Ball

Quasi tutti i paesi sviluppati hanno eliminato da tempo le tasse, i dazi e le quote di importazione per medicinali, macchinari e strumentazioni mediche, consapevoli del fatto che altrimenti si danneggerebbe la popolazione meno abbiente. Viceversa, quasi tutti i paesi in via di sviluppo, nonostante la loro percentuali di poveri sia decisamente più alta, mantengono – o hanno aumentato – tali imposte.

Un interessante studio pubblicato qualche mese fa, grazie agli istituti AIE e Brookings, esamina questo grave problema e segnala che – nonostante siano aumentati gli aiuti in medicinali per i paesi poveri e si sia abbassato il prezzo delle medicine per combattere le malattie peggiori – l’accesso a tali possibilità per gli abitanti è solo di poco migliorato, causa le tasse e le regolamentazioni di cui si è detto all’inizio. L’eliminazione di tali barriere artificiali – da parte di governi più interessati alle loro entrate fiscali che alla salute della gente – sarebbe un passo avanti considerevole per il bene dell’umanità.

Circa un terzo della popolazione mondiale non gode di alcun accesso alle cure mediche e alle medicine contro la malaria, la tubercolosi, l’Aids e altre malattie che affliggono, ad esempio, l’America Latina, l’Africa e l’Asia. Si tratta di malattie che si possono sia prevenire che curare e la chiave di volta per poterlo fare è l’eliminazione di imposte, dazi, quote e pletoriche regolamentazioni per l’importazione di medicine. E’ senza dubbio vero che certi paesi non usufruiscono né di strutture né di medici come accade in Occidente, ma i loro governi, anziché aiutare, perlopiù peggiorano la situazione. La Banca Mondiale stima che se vivessimo in un mondo senza dazi, il commercio internazionale aumenterebbe di 832 miliardi dollari all’anno e il 65% di questo aumento sarebbe destinato ai paesi in via di sviluppo.

Diversi fattori determinano il prezzo delle medicine in vari paesi, ma le campagne a favore della riduzione dei prezzi raramente prendono in considerazione l’importanza dell’abbattimento delle barriere al commercio, la straordinariamente complicata normativa per l’approvazione di nuovi medicamenti e le onerose procedure per poter ritirare dalle dogane le medicine importate.

I dazi e le quote all’importazione sono di solito fissati – sia nei paesi ricchi che in quelli poveri – per proteggere imprenditori ricchi o addirittura monopolisti, con importanti amicizie tra i governanti, non di rado comprati a suon di “prebende” o di regolari contribuzioni per le loro campagne elettorali. Per questo motivo gli statunitensi pagano il triplo del prezzo normale (prezzo mondiale) lo zucchero e i latinoamericani pagano più volte il prezzo normale di tanti altri prodotti.

Il problema è che quando si tratta di medicine, l’alternativa è fra scegliere la vita o la morte.

Se sommiamo i dazi, l’IVA (Imposta sul Valore Aggiunto) e il costo di altre tasse, le medicine importate pagano un’imposta pari al 25% in Bolivia, al 38% in Brasile, al 20% in Colombia, al 14% in Costa Rica, al 19% nella Repubblica Dominicana, al 22% in Ecuador, al 14% nel Salvador, al 25% in Messico, al 29% in Perù e al 25% in Venezuela.

La prossima volta che sentirete parlare delle meraviglie che un politico compie stando al governo, chiedetegli perché continua a morire gente che non può pagare il sovrapprezzo delle medicine che causano le tasse, i dazi e le regole che essi impongono.