Tre o quattro cose da dire
 
Leonardo Facco

“Nessuno può farsi giustizia da sé. Il più atroce dei delitti non può giustificare reazioni xenofobe verso gli immigrati”. Ha così da blaterare il ministro dell’Interno Pisanu, gettando acqua sul fuoco, ma dopo l’omicidio del giovane barista di Varese da parte di un albanese clandestino e la violenza sessuale della gang di rumeni anch’essi clandestini, residenti in un campo nomadi abusivo, la gente comincia ad averne le scatole piene e si sta accorgendo di come, quotidianamente – la qualità della vita peggiori più che sensibilmente. Pisanu, emblema per antonomasia dello Stato che detiene il monopolio della violenza, dovrebbe finalmente capire che l’ondata migratoria verso la penisola ha superato i limiti del sopportabile e che lo Stato che lui si onora di rappresentare ha solo gravi colpe da farsi perdonare. Non bastasse, ci si è messa pure la magistratura, che per voce di un pubblico ministero, ha chiesto diversi anni di carcere per quel gioielliere che – a Milano, un annetto fa circa – ha avuto il coraggio di sparare a due rapinatori, uccidendone uno. Signor ministro, Gustave de Molinari scriveva: “La concorrenza è superiore al monopolio. Bisognerebbe forse fare un’eccezione a proposito della sicurezza”? Visti i risultai che lei ottiene, vien da dire: no!

Sul numero 10 di questa rivista – che dedicammo in toto al leviatano europeo – Antony Jay ha scritto: “Il mio orrore per la burocrazia è cresciuto dal momento che ho cominciato a capirla più chiaramente. Non ho orrore dei burocrati. Mi sono piaciuti quasi tutti quelli che ho conosciuto e molti di loro fanno del loro meglio all'interno del sistema. E’ proprio il sistema che è sbagliato”. Dopo il recente no francese e danese alla Costituzione europea, ci ritroviamo oggi a ribadire gli stessi concetti di allora, con la convinzione sempre più marcata che avevamo ragione e la nostra voce – seppur a quei tempi nel deserto – ora è autorevolmente suffragata dai fatti. Il no alla “Magna-magna” Charta continentale potrebbe essere solo la prima tappa di una dissoluzione istituzionale in divenire, che presto dovrà fare i conti anche – e finalmente – con l’euro. Occhio però: tra gli euroentusiasti italici c’è già chi sostiene la tesi che per salvare l’Ue, e i suoi bilanci faraonici, è necessario e improcrastinabile garantire a Bruxelles l’autonomia impositiva. Sarebbe la goccia che farebbe traboccare il vaso!

Carlo Lottieri, nella “rassegna stampa” di questo numero ci spiega ben bene come, dopo le nomine del Cda della Rai, il cerchio si sia definitivamente chiuso e il ritorno al passato è ormai cosa fatta. Illuminante. Una tesi, quella del professore, che viene avallata dalla notizia apparsa su tutti giornali del congresso della Nuova Democrazia Cristiana, nella quale Cirino Pomicino la fa da gran cerinoniere del riciclaggio politico. Addio rivoluzione liberale? Ma chi ci ha mai creduto, in questo paese di leccapiedi, mandolinari e pizzaioli.

Detto quanto sopra – e vengo alla conclusione – la convention libertaria s’ha da fare. Sul sito lo abbiamo già ufficializzato. Oltre 100 persone hanno dato il loro assenso all’iniziativa, che si terrà a Treviglio il 24 settembre prossimo. E’ un buon viatico. Stiamo lavorando ai dettagli, che contiamo di comunicarvi entro la metà di luglio. Onde evitare incomprensioni, ci tengo a ribadire che la nascita del “Movimento libertario” è lungi dal voler scendere in prima persona nell’agone politico, che tradotto significa competizioni elettorali varie e tutto quel parafrenale che fa dei partiti dei burosauri mangiasoldi (pubblici). None. Il sottoscritto, insieme ad altri amici di vecchia data, è convinto del fatto che molto c’è da fare – e si deve fare – per dare corpo e sostanza alle idee libertarie. Giusto, serve movimentismo, capacità d’azione, voglia di manifestare, di essere protagonisti della battaglia delle idee. Altroché! La libertà necessita di molta visibilità e la visibilità la si conquista non solo producendo cultura, ma dandole corpo e sostanza per le strade. Questa è la sfida per l’autunno prossimo. Aspettiamo le vostre proposte.