La banca dei cinesi
 
Giovanni M. Mischiati

La notizia, apparsa su tutti i media lo scorso giugno, è stata la seguente: “La Guardia di Finanza ha scoperto a Milano una banca clandestina che gestiva contanti, titoli e conti solo per cittadini cinesi. La banca, che si trovava in uno scantinato, operava al di fuori di ogni regolare circuito del credito. Il caso di abusivismo bancario è stato scoperto dal Nucleo speciale di polizia valutaria che ha individuato molteplici attività abusive, oltre a quella bancaria: c’erano anche un agente finanziario e un mediatore creditizio per la concessione di mutui”.

L'unica domanda seria da porre ai clienti della banca clandestina cinese scoperta dalla GdF in quel di Milano sarebbe quella tesa ad accertare se fossero contenti dei servizi offerti dalla medesima. Invece, state pur certi che la preoccupazione maggiore degli inquirenti sarà di verificare se sia stata praticata l'usura nell'erogazione di prestiti e mutui. L'importante è stroncare sul nascere l'abusivismo con gli occhi a mandorla in campo creditizio. Hai visto mai che i nostri amici orientali fossero stufi dei tassi in vigore presso quegli usurai legalizzati che sono le nostre banche? In ogni caso, lo spirito imprenditoriale cinese è davvero ragguardevole. E sia pure che aleggi sui fondatori della banca ruspante il sospetto di avere riciclato danaro non propriamente adamantino, proveniente da traffici illeciti, ma l'iniziativa di creare dal nulla un'azienda del genere, squisitamente etnica, merita più di un inchino alla saggezza dei soggetti in questione. Ora, tutta la storia delle mancate autorizzazioni deve persuaderci del fatto che il potere è solo capace di chiedere la carta bollata per l'avvio di qualsivoglia attività, ma è costituzionalmente incapace di interrogarsi sul grado di soddisfazione dei sudditi a fronte dell'esistenza di predette attività. Che è tutto il contrario del libertarismo.

Vabbuò, sui Cinesi andiamoci cauti, vista la natura malavitosa di certi personaggi, ma la nostra società dovrebbe prendere atto dei fermenti di una comunità che rischia di travolgere le nostre idee muffite sulla concorrenza in libertà vigilata. Fra un ladro benedetto dall'autorità e uno fatto in casa, forse dovremo decidere un giorno di buttare a mare il primo, con tutto l'ambaradan di ipocrisie annesso e connesso.