Convention libertaria
CULTURA E LIBERTA’

Intervento di Romano Bracalini

 
Libertà d’impresa,libertà di mercato,libertà dall’ultima burocrazia tirannica rimasta in Europa,libertà individuali sono i principi fondanti del manifesto libertario.
Ma la libertà individuale non si impone,essa nasce spontanea e cresce rigogliosa in uno stato liberale e da essa discendono tutte le altre libertà in campo economico,politico,sociale.
La libertà di parola figura nel primo emendamento della costituzione americana ed è un principio sacro e inviolabile della civiltà anglosassone.Il reato di vilipendio introdotto dal fascismo,e mantenuto dalla repubblica,non compariva nemmeno nella legislazione asburgica ed è ignoto alla legge britannica in cui il sovrano e l’ultimo dei cittadini vengono giudicati dalla medesima legge comune.
La Costituzione italiana garantisce a tutti la libertà di parola ma sei non sei iscritto all’Ordine dei Giornalisti,retaggio del fascismo,non puoi scrivere sui giornali.L’Italia è il paese degli ordini e delle corporazioni che assicurano a ciascuna categoria,dai dentisti ai maniscalchi,privilegi e protezioni.
Non c’è cultura senza libertà e non c’è libertà senza cultura libera.Monsieur de La palisse sarebbe d’accordo con me.Dalla scuola dell’obbligo all’Università si contempla la tragedia culturale italiana.Sotto la parvenza del pluralismo e della giustizia formale,l’Italia è forse il paese meno libero d’Europa.
Chiedete a un liceale chi era Giolitti,o Badoglio, e ne sentirete delle belle.E’ colpa anche loro,s’intende.Ma la scuola non deve cercare alibi al proprio fallimento.Ho sempre pensato che i maestri elementari siano i principali responsabili del traviamento delle gioventù.Sono sempre i più ferventi zelatori dell’ideologia.Del resto Mussolini era un maestro elementare.
Questo tipo di scuola ideologica l’aveva già teorizzata Danton davanti alla Convenzione:”E’ tempo di stabilire il grande principio per cui i bambini appartegono alla Repubblica più che ai loro genitori”.Nefasto principio che ha dato luogo alla tragedia dei totalitarismi moderni nati dalla Rivoluzione francese!E infatti fascisti e comunisti si trovarono perfettamente d’accordo con lui.
Tutto ciò non meraviglia.L’Italia è l’ultimo presidio del socialismo reale,anzi è forse l’unico stato d’Europa in cui convivono felicemente avanzi di sovietismo,leggi illiberali e corporativismo fascista.
Certo,benchè l’Italia sia uno dei paesi più immobili d’Europa,più portato alla controriforma che alle riforme,come osservava Benedetto Croce,qualche progresso lo ha fatto.Anche una zucca lo farebbe.Nel mercato del lavoro c’è più flessibilità di trent’anni fa? Certo,qualcosa è cambiato.L’URSS,faro ispiratore dell’utopia comunista,non c’è più e qualcosa vorrà dire.Il fallimento era implicito nella premessa.Mazzini diceva che il comunismo vero è quello che non funziona.Gli antichi seguaci hanno dovuto prenderne atto,e hanno allentato la presa.Ma da noi il socialismo reale non è morto del tutto.L’Italia ha la metà della rete ferroviaria della Francia e il doppio dei dipendenti,ma non un servizio ferroviario degno di un paese civilizzato.Abbiamo una foresta pietrificata di circa 250.000 leggi,leggine,controleggi che si contraddicono e si elidono a vicenda,contro le settemila chiare leggi britanniche.”Troppe leggi,pessima repubblica”,dice Tacito.
Siamo passati dal fascismo alla repubblica partitocratica ereditando tutti i peggiori vizi del passato e parte del codice fascista e luogotenenziale.Unico paese d’Europa!
La scuola pubblica,ieri come oggi,è veicolo di propaganda e di dottrina -con le bandierine della pace,della Palestina e i ritratti di Che Guevara nelle aule-,dalle materne all’Università,ridotta a immondezzaio del sapere.
Oggi i ragazzi indossano la camicia di forza del pensiero unico contrassegnato da due imperativi prevalenti:Progressimo e pacifismo,come ieri cantavano “Sole che sorgi” e inneggiavano alla guerra contro le demoplutocrazie dell’Occidente.
La cultura non è mai stata libera e indipendente.I giornalisti sono stati sempre stati al servizio del potere.Re Ferdinando di Napoli li chiamava “pennaruli”.
In un libro di testo per le scuole superiori lo storico marxista Ernesto Ragionieri,a proposito della guerra del Vietnam, ha scritto che erano stati gli americani ad aggredire Hanoi,e non viceversa.
Tutto ciò è il prodotto dell’asservimento d’ogni settore della vita pubblica e privata al potere partitocratico.E’ questa la forma più subdola di tirannia perché si avvale di alibi democratici.
La cultura ha una grande responsabilità per aver avallato in ogni tempo ogni tentativo egemonico e di aver orientato le scelte e le interpretazioni in funzione del potere,qualunque fosse.
L’Italia è un paese di anarchici individualisti che aspettano sempre di essere ricondotti all’ovile.Questo vale soprattutto per gli intellettuali,servitori per eccellenza.
Ciò che dobbiamo amaramente constatare,e che rende arduo ogni processo di cambiamento,è che in Italia,più che altrove,la libertà non solo è un concetto poco sentito ma si crede di poterne fare a meno.
Nessuno può conculcare la libertà senza il consenso degli interessati.
Nessun tiranno prende il potere senza il consenso della maggioranza.
Non c’è nessuna ragione di piangere sulla sorte dei popoli che si sono fatti rubare la libertà senza mostrare particolare afflizione.
”Per preservare la libertà il popolo deve tenerci le mani sopra”,ammonisce Machiavelli.

Questa convention libertaria non avrebbe forse ragione di esistere se l’Italia,invece di un fossile dello statalismo,fosse,come taluno pretende,un paese di libertà.