C'è qualche speranza all'orizzonte

Leonardo Facco

Lo dico: non mi ha particolarmente appassionato la sfida tra “coglioni” ed “ubriaconi” dello scorso 9 aprile. Eppure, un certo prurito per le urne mi è venuto, anche se poi ho preferito restarmene a casa a leggere un buon libro. Ciononostante, molti libertari -quest'anno -sono andati a votare. Probabilmente, e li capisco, l'anticomunismo che ispirava in loro (me compreso onestamente) la fronda prodiana li ha catapultati verso le cabine elettorali per dare il consenso, magari a naso turato, a Berlusconi ed ai suoi alleati. Come è andata lo sappiamo. Mentre scrivo queste righe stanno ancora discutendo su quei ventimila voti che ballano, ma anche qualora passassero dall'altra parte rimane una certezza: questo paese non lo governerà nessuno e se le parole di un tale Thomas Jefferson hanno ancora qualche significato sta a vedere che meno hanno la possibilità di decidere e meno problemi avremo noi poveri contribuenti. Ad ogni buon conto, della tornata elettorale appena passata mi preme far notare alcuni particolari.Primo: la legge sul par condicio è ridicola, sia perché non garantisce alcuna pluralità d'interventi sia perché, alla fine, non serve ad altro che a replicare i soliti volti noti. Ancora una volta, insomma, ingabbiare la libertà di parola non è servito a molto. Secondo: la legge elettorale è demenziale. Tale quale uno dei suoi autori forse, che in una trasmissione televisiva la ha definita “una porcata”. Ergo, per riformare l'Italia serve ben altro che una norma sul voto.

Terzo: qualcuno ha sentito parlare di devolution in campagna elettorale? Quasi mai! Una riforma che - utile o inutile che sia - verrà sottoposta a referendum confermativo fra poco. Come dire: ma chi se ne frega di come si deve riformare l'Italia. Del resto, anche la Lega Nord ha abdicato a questo suo ruolo da tempo ed ha preferito lasciare alla finestra persone per bene come Giancarlo Pagliarini, allontanando persino gli indipendentisti vecchia maniera, per far votare personaggi del calibro di Fruscio o Brigandì. Quarto: benché Prodi e Berlusconi si siano scannati su tutto, il voto definito dai sondaggisti in coro ormai certo e immodificabile è cambiato quando, negli ultimi dieci giorni, l'ex presidente del consiglio s'è ricordato di alzare la bandiera liberista e sbraitare ai quattro venti che avrebbe abbassato ulteriormente le tasse ed avrebbe abolito l'Ici. Abracadabra! Ecco che le quattro regioni padane che più contano sentito il richiamo liberale hanno riversato voti in massa al Polo, lasciando i sinistri col fiato corto. Non si tratta di un particolare di poco conto, ma, al contrario, è probabilmente quel segnale che anche noi libertari aspettavamo. Da un paio d'anni a questa parte, ciò a cui stavamo assistendo era il ritorno delle lancette dell'orologio politico al passato più bieco della prima Repubblica (mai se ne è vista una seconda sia chiaro…), quello costruito su di un pentapartito a maggioranza centrista. Non a caso, la peggio gioventù di allora, è stata ed è l'asse portante di molti partiti, da Forza Italia alla Margherita, senza dimenticare Udc, Udeur e socialisti d'accatto. E non solo in politica succede, ma anche nei media si è ricomposto il sistema di un tempo. Ad abundantiam ci si è messa anche la Lega Nord, che non è più nemmeno l'ombra di quel partito “liberista e indipendentista” che abbiamo conosciuto, e molti di noi apprezzato, un decennio fa. Domanda: ma che aspettano a rifondarla, Bossi o non Bossi? In sintesi, grazie alla spaccatura a metà del voto, che non è divisione fra destra e sinistra, ma fra chi vuole più libertà e chi assistenzialismo a josa, s'è aperto un nuovo varco. Che non è simile a quello del 1992, ma potrebbe valere la pena scrutare. E qui anche su sollecitazione di molti amici e lettori, come leggerete di seguito vale forse la pena che il Movimento Libertario faccia la sua parte e guardi con curiosità ai nuovi progetti politici che potrebbero apparire all'orizzonte, oltre ovviamente a rendersi più visibile di suo. O adesso o mai più, e rimprovero me stesso in primis per l'appannamento di questi mesi. Se le cose non cambiano emigro, perché sto casino in mano ai Casini non lo sopporto più! E a far l'editore “l’è düra”!