Brasile, tra sviluppo e speranza…

di Lorenzo Guggiari*

Il Brasile è da sempre considerato il paese del futuro, il problema è che sono molti anni che ha questo soprannome, sembra che pensi al futuro ma non riesce ad uscire dal passato. Il Brasile ha tutto per essere uno dei paesi più ricchi del mondo e possiede molti primati in campo economico: è il primo esportatore di succo d’arancia, di caffé, di carne bovina, di carne di pollo e di soja, è il primo produttore di automobili del Sud America, possiede le maggiori riserve di acqua dolce del mondo e miniere di quasi tutte le materie prime. Per quale ragione è ancora un paese sottosviluppato?

La storia brasiliana può essere una causa molto importante per comprendere il suo ritardo economico e sociale, nonostante sia uno dei paesi più antichi del continente americano è contemporaneamente una nazione molto giovane. Il Brasile fu scoperto nel 1500 dai portoghesi (Salvador de Bahia è stata la prima città fondata a sud dell’equatore) e fu colonia portoghese fino al 1822. Nel 1889 fu proclamata la repubblica, ma vari movimenti politico-militari perturbarono la vita pubblica della nazione, così sono solamente venti anni che il Brasile può essere considerato una democrazia piena. In questi venti anni il Brasile ha attraversato molte crisi politiche e finanziarie ma sicuramente il livello di vita della popolazione è migliorato.

La causa maggiore di sottosviluppo è l’analfabetismo, in Brasile il 10-11% della popolazione non sa leggere e scrivere, ma le percentuali variano molto nei vari stati. Il sud, che è la parte più sviluppata, ha una percentuale inferiore di analfabetismo, ma nel nordest e nel nord la situazione è molto peggiore, all’interno dello stato del Piauí la percentuale arriva al 50%! Oltre a ciò il livello di insegnamento è ancora molto basso. Il problema maggiore è che il Brasile è un paese molto vasto: distanze, clima, foreste e fiumi non aiutano certo ad installare scuole in tutte le località.

Sono 15 anni che il Brasile ha cominciato a modernizzarsi e, nonostante la corruzione e gli scandali dei governi Collor e Lula, l’economia non ha smesso di crescere e adesso la nazione è pienamente inserita nella globalizzazione. I punti essenziali della crescita sono i seguenti.

Nel 1994 fu varato il piano Real (la moneta brasiliana) e dopo 11 anni il Brasile ha raggiunto risultati molto importanti: l’inflazione è stata debellata, ciò ha portato investimenti di lungo termine e ha aumentato il potere d’acquisto della popolazione.

Il processo di liberalizzazione ha cominciato nel 1990 con la riduzione delle tariffe di importazione (dal 32,2% al 14,9%) e nel 1995 il Brasile ha aderito al WTO. Lasciando la moneta libera di fluttuare il Brasile ha beneficiato di alte esportazioni e nell’ultimo anno il Real ha guadagnato circa il 30% sul dollaro e sull’euro. La privatizzazione iniziata negli anni novanta ha diminuito l’intromissione dello stato nell’economia e ha portato i servizi ad essere più efficienti e a buon mercato. Nel 2003 e nel 2004 la Bovespa (la borsa brasiliana) ha realizzato le migliori performances tra le varie borse mondiali. Gli alti tassi di interesse hanno attratto le monete forti e gli investimenti dall’estero. Per tutti questi motivi la produttività dell’industria nazionale è cresciuta dell’80%!

Analizziamo i risultati del corrente anno (2005): il PIL dovrebbe crescere circa del 4% e nello stato di S. Paulo (che conta 40 milioni di abitanti) del 7,5%, il saldo della bilancia commerciale raggiungerà i 40 miliardi di dollari, e la proiezione dell’inflazione è del 5,7%. Per questi motivi il Brasile è considerato dall’IIF ( International Institute of Finance con sede in Washington), tra i paesi in via di sviluppo, come “the best friendly country” per investitori esteri. Il paese offre l’accesso migliore alle informazioni su: economia, mercati e formulazione della sua politica. Si consideri che in questa classifica si è piazzato al secondo posto il Cile, mentre gli ultimi due posti sono ad appannaggio della Russia e della Cina

Tutto ciò non significa che il Brasile possa essere considerato un paese completamente sviluppato, ha ancora molti problemi dal punto di vista sociale: favelas, bambini di strada, violenza, prostituzione, parte della popolazione non ha ancora accesso a programmi di istruzione e di salute, la crescita dell’economia non può risolvere i problemi culturali e forse il Brasile resterà sempre il paese del futuro…..

* Fonti: Veja, Folha de S.Paulo, Gazeta Mercantil, Dicionário Aurélio.