Italia dei cachi

Leonardo Facco

Sono raccapriccianti gli esponenti politici quando, in campagna elettorale e in talune manifestazioni gallonate stile via dei Fori Imperiali, esaltano l’Italia, un grande paese, una potenza occidentale e giù di bla bla bla. Sono dei cialtroni, null’altro che cialtroni, peraltro degni rappresentanti di un paese composto – in buona parte – da loro simili.

In Italia, dove lo statalismo è sovrano e in crescita smisurata è difficile pensare che la moralità sia un tratto di distinzione nazionale. L’etica dello Stato, al contrario di quella del libero mercato, è sinonimo di corruttela, arroganza, irresponsabilità ed è sotto gli occhi di tutti, quotidianamente riportata dai giornali e spalmata in tutti gli ambiti sociali.

Mettiamolo allora il dito nella piaga. Per il caso “calciopoli” o “moggiopoli” rimando alla lettura di un articolo scritto più avanti, ma l’affaire principe di Savoia e la “Fittopoli” pugliese meritano un’analisi più dettagliata.

Cosa emerge dalla putrida fogna in cui sguazzano gli italiani? Il solito cancro: nel “belpaese” non si muove foglia che il politico – e le sue leggi idiote – non voglia. Analizziamo il caso che ha coinvolto l’aspirante al Regno d’Italia. La pubblica accusa sostiene che giravano mazzette per dare a qualcuno la possibilità di piazzare i videopoker e per permettere a qualcun altro di vendere farmaci all’estero. Di contorno, il più classico dei giri di “prostituzione”, con l’aggravante – questo sì – che qualche portavoce garantiva apparizioni in Rai (ente pubblico mantenuto coi soldi che ci estorce lo Stato) alle gnocche disposte a darla. In Bassa Italia, invece, un tale imprenditore della Sanità avrebbe elargito mazzette ell’ex presidente regionale per vincere un appalto.

Vedete, cari lettori, colpevolezza o meno degli indagati ciò che va rimarcata è la distorsione del sistema. In questo paese non c’è imprenditore che non possa muoversi liberamente sul mercato senza doversi confrontare con qualche politico o burocrate. Se fai il gelataio ci sarà uno stolto impiegato comunale a cui chiedere il permesso, se sei Angelucci devi sederti a parlare con Fitto. Questa è la perversione. Non esiste da noi il principio secondo il quale ciascuno è libero di intraprendere e se è bravo vince, se è meno bravo galleggia, se è incapace perde. Ed eventualmente ci riprova. Macché! La macchina del Leviatano è strutturata in modo tale che anche per un’insegna di un negozio di provincia siamo costretti a chiedere qualcosa a qualcuno. E spesso questo qualcuno è un imbecille di ritorno. Oppure, se non lo era, lo è diventato da quando gli hanno detto “tu sei un pubblico funzionario”… minchia!”

Lo stivale puzza di marcio. Nel Regno delle due Sicile e dintorni, tra mafia, camorra e Stato c’è da stare poco allegri. Attorno a Roma, la cloaca maxima, dove sguazza la pantegana parlamentare, vi lascio immaginare. Le aree padane, infine, stanno perdendo quei sani principi che ci hanno tramandato i nostri nonni, tra i quali spiccavano responsabilità e buonsenso. E l’arrivo di Bossi è, dopo 15 anni di proclami a cui abbiamo creduto, l’ennesima disgrazia.

In Italia il fascismo, culturalmente parlando, ha fatto i suoi bei danni (mai paragonabili a quelli che la sola ideologia comunista e cattocomunista hanno provocato dal Sessantotto in poi), ma i neofascistelli di oggi – gli aennini – sono impresentabili. Agguantata la poltrona l’hanno trasformata in un postribolo. Non meravigliatevi se l’onorevole Fini ha tanto a cuore sua moglie. Provate a scorazzare per il territorio e ne vedrete delle belle. Tutti a dar spintarelle ai consanguinei. Il tengo famiglia è la parola d’ordine di ogni pelasgico che si rispetti. Nord o Sud, la differenza è poca, impalpabile.

Con la legnata referendaria dei “Si” possiamo definitivamente ben dire: bentornata Prima Repubblica. Mi hanno insegnato a scuola che gli italiani sono un popolo di santi, poeti e navigatori. Cazzate! Sono un’accozzaglia di porci, analfabeti e truffatori e il leghismo delle Credieuronord ne è la conferma. Le eccezioni sono rappresentate da individui per bene che confermano la regola! Quest’Italia dei cachi è irriformabile; all’orizzonte l’Argentina.