Il leghismo senza cultura

Che fine ha fatto la cultura autonomista?

Ettore Albertoni (promoveatur et amoveatur) è stato mandato a presiedere il Consiglio della Regione Lombardia e il suo posto è stato affidato al fedelissimo Zanello, esperto in grande distribuzione.

Albertoni è uomo intelligente, colto e per bene, e sarà un ottimo Presidente come è stato un validissimo Assessore, sia pur molto “istituzionale”.

Anni fa la Lega Nord giustificava le alleanze locali (soprattutto regionali) con il Polo anche proclamando i grandi vantaggi che sarebbero derivati dal controllo degli Assessorati alla Cultura e Identità.

Cosa è rimasto di quel progetto? Di Albertoni si è detto. Ermanno Serrajotto, che in Veneto aveva fatto un gran lavoro, è stato silurato senza neppure una nota di ringraziamento. In Piemonte la carica è stata tenuta per pochi mesi da un Gipo Farassino un po’ patetico, che ha confuso l’identità piemontese con la peggior paccottiglia mondialista.

Qua e là restano alcuni assessori comunali o provinciali, che – se va bene - organizzano qualche mostra di pittura o concorso di poesia dialettale.

Dagli organi di informazione leghista la cultura identitaria è scomparsa. Dalla radio, dopo l’allontanamento di Lorenzo Banfi, Gulisano, Mazzocchi, Oneto e Mariella Pintus, i soli sprazzi di cultura sono affidati – finchè dura – a Lorenzo Busi. Da tutti gli altri la contrapposizione all’italianità viene esercitata solo massacrandone la sintassi: Radio Congiuntivo Libero.

É un panorama desolante.

In una situazione del genere è sempre più importante trovare forme di aggregazione e di lavoro liberamente gestite ed efficaci. Fortunatamente godono di ottima salute sia La Libera Compagnia Padana che le altre associazioni veramente autonomiste e autonome. A loro si deve garantire il massimo supporto in vista di una stagione autunnale che si preannuncia piena di iniziative interessanti.