La qultura di destra

Leonardo Facco

Ho letto con puntiglio il dibattito che “Ideazione” ha dedicato alla tanto agognata “cultura di destra”. Il tentativo del bimestrale diretto da Pierluigi Mennitti, peraltro meritevole, è il solito: rilanciare quel progetto di un “network delle libertà” che, da almeno 3 anni, Angelo Crespi – direttore de il Domenicale – va perorando. Ho apprezzato due scritti in particolare, quello di Andrea Mancia e quello di Mario Sechi – vicedirettore de Il Giornale – che, “evitando il piagnisteo”, hanno avanzato un paio di proposte utili, rimarcando la necessità di aprire le porte della libertà tout court all’informazione.

Il dato comune emerso dai sette scritti dello speciale è stato uno: la pochezza del materiale umano che ha governato – e subgovernato – durante i 5 anni del mandato berlusconiano. E, nel mio piccolo, voglio confermare la tesi con un esempio che mi ha visto coinvolto.

Nel 2004, la LFE in collaborazione con Siroma ha realizzato un documentario dedicato al caso Venezuela. Un dvd che molti di voi lettori hanno avuto la bontà (grazie ancora!) di acquistare. Ebbene, la mia idea era quella di riuscire – constatata l’attualità del caso Chavez – a vendere i diritti ad una televisione nazionale. Esperite le vie ufficiali (solo la BBC ha avuto la bontà di risponderci – dopo 24 ore! – che aveva già realizzato in proprio un documentario simile) i dirigenti di Rai, Mediaset e altre tv del satellite Sky, manco hanno avuto il buon gusto di scriverci “no grazie”. Io, crapa dura, ho insistito ed ho interpellato – vi giuro che la cosa mi schifa ma questa è l’Italia – un amico parlamentare per chiedergli il favore di mettermi in contatto con qualche dirigente Rai o giornalista che avesse almeno voglia di visionare “Cual revolucion”. Dopo qualche giorno, mi viene dato il numero di un cellulare da chiamare. E’ quello di Giovanni Masotti, vicedirettore Rai nominato da Forza Italia, conduttore di “Punto e a capo” sul secondo canale. L’amico mi fa sapere che gli aveva riferito che l’avrei contattato per dargli in visione il dvd. Entusiasta, ci do dentro di cornetta e parlo con Masotti, che pareva quasi quasi non aspettasse altro che la mia telefonata; mi dice di portargli il più presto possibile in Rai, a Milano, il dischetto. Figuratevi! Io e il socio ci diamo da fare come pazzi e in due giorni gli presentiamo non uno, ma due dischi: il documentario originale da 82 minuti e la versione tagliata per i format televisivi da 52 minuti. Grazie, grazie, ci sentiamo presto, arrivederci. Correva il mese di ottobre del 2004.

Seppur trepidante ho preferito aspettare una settimana prima di dargli un colpo di telefono. Risposta: “Sai gli impegni, ce l’ho sulla scrivania, lo visionerò sicuramente, risentiamoci”. Ora, non essendo per natura portato a leccare il culo a nessuno, mi è passata la voglia di richiamare, ma su insistenza ben motivata del socio – più sensato del sottoscritto di sicuro – dopo un mesetto l’ho ricontattato. Risposta secca di Masotti: “Non ho ancora avuto il tempo di guardarlo”. Lascio a voi lettori ogni possibile commento sulla vicenda.

Berlusconi ha perso le elezioni, la Rai verrà riempita dell’ennesima quantità di lecchini ma di sinistra, Masotti fa l’inviato da Londra e commenta i colori dei cappellini della regina Elisabetta. Sorry, cari amici di Ideazione: ma dove cribbio volete che vada la Qultura di destra in questo paese? A parte i trombatori di soubrette lasciatela, please, alle seghe mentali del patriota Marcello Veneziani! E poi, in fondo non so nemmeno perché mi impiccio, io sono libertario: né di destra né di sinistra, meglio!