Lega allo sbando, ma urge ripartire dalla libertà del nord
 
Robert K.Perry

Dalle urne delle ultime elezioni politiche sono emersi risultati tutt’altro che positivi per la Lega Nord, seppur in alcune aree abbia tenuto più di altre forze politiche il dato complessivo che ne deriva è, per usare un eufemismo, poco soddisfacente.

Gli errori commessi da questa dirigenza sono tanti e gravi, ed i risultati elettorali non sono altro che la logica risultante del comportamento politico antecedente le elezioni.

Nel 1996 poco più di quattro milioni di elettori votarono la Lega, dieci anni dopo, pur avendone passati cinque al governo nella, “stanza dei bottoni”, il riscontro dei seggi è desolante, la metà dei votanti del ’96 è stata persa. Eppure nel 1996 la Lega non aveva il suo giornale di riferimento, La Padania, non aveva la radio di riferimento, Radio Padania Libera, non aveva la televisione di riferimento, TelePadania, non aveva i gruppi giovani così numerosi e così radicati nelle scuole superiori e nelle università, non aveva siti e collegamenti internet vari; per contro aveva tutte le televisioni a sfavore, da quelle nazionali a quelle locali, da quelle di Berlusconi a quelle pubbliche, ed era quotidianamente attaccata dall’élite intellettuale italiana. Ciononostante prese talmente tanti voti da ottenere circa l’11% su scala nazionale!

E’ più che mai lecito a questo punto chiedersi il perché dei risultati dello scorso aprile se comparati a quelli di dieci anni prima dovuti alla “svolta secessionista”, soprattutto perché questi risultati a fronte di un Nord che peggiorando la propria situazione economica, sociale ed occupazionale, ha lanciato il proprio grido di lamento non votando più Lega, bensì Forza Italia? Tutto questo non è un caso, non si sono certamente instupiditi gli elettori, anche perché il bacino elettorale non è variato molto, nella migliore delle ipotesi essi sono al 90% gli stessi che nel ’96 votarono Lega. La verità è un’altra, più amara: o non c’è più appeal nel messaggio politico, oppure non c’è più credibilità negli uomini di vertice della Lega. Non ci sono altre strade da percorrere per trovare la soluzione a cotanto tracollo dei consensi.

Ritengo altresì che come vi siano importanti calciatori i quali, pur rinomati che siano, quando attraversano un lungo momento di appannamento rimangono in panchina oppure in tribuna per un certo numero di partite, parimenti ciò dovrebbe capitare anche a quegli esponenti politici che, probabilmente “appannati” e poco lucidi nelle strategie e negli atteggiamenti politici adottati, dovrebbero ripartire dal basso, dalle sezioni cittadine piuttosto che dai consigli comunali, per ritrovare i giusti stimoli e i giusti principi perduti, lasciando spazio a coloro che più si sentono pronti e preparati a responsabilità di medio/alto livello politico-amministrativo.

Si dovrebbe ripartire riponendo l’accento sul fattore economico del Nord, perché se un segnale positivo lo si vuol cogliere per il Carroccio, è che la “questione settentrionale” esiste ancora, e quei cittadini che ne hanno avvertito l’urgenza hanno cercato in Berlusconi e nel suo partito quelle risposte che il Carroccio non ha dato o non ha saputo dare in maniera compiuta e convincente.

Il principio dell’essere “padroni a casa nostra” dovrebbe portare a porre la barra ben dritta sul discorso della libertà individuale, perché sia ben chiaro a tutti che non esistono di per sé diritti “collettivi”, diritti di un popolo, che non siano semplici sommatorie dei diritti naturali dei quali gode ogni singolo individuo; con ciò faccio esplicito riferimento al diritto alla vita, alla proprietà e alla libertà.

Quindi il diritto di un popolo ad esistere, non è nient’altro che il diritto alla vita per il singolo individuo, il diritto di un popolo a godere dei frutti del proprio lavoro, non è nient’altro che il diritto e la difesa della proprietà privata per il singolo individuo, il diritto alla libertà di un popolo, non è nient’altro che il diritto alla libertà per un individuo di decidere la propria vita, lavorativa e non, senza vincoli legislativo-burocratici che ne limitino la scelta e la conduzione.

E va da sé che il limite al godimento della mia libertà finisce dove inizia quella altrui. Ma nessuno si scordi che laddove si toccano le libertà economiche, presto si toccheranno anche quelle civili e politiche!

Gli esponenti leghisti dovrebbero tornare a parlare della libertà economica, caratterizzata dalla diminuzione delle tasse, delle aliquote, dei balzelli che gravano su coloro che vivono e producono ricchezza al Nord, quali: lavoratori autonomi, lavoratori dipendenti delle aziende private, commercianti, artigiani, piccoli e medi imprenditori, nonché pensionati, e più in generale le nostre economie familiari! E il governo Prodi ha oltremodo incancrenito la situazione.

Sarebbe bello poter avere risposte dai vertici della Lega Nord ad alcune domande a proposito di battaglie di libertà che non si sono concretizzate: che ne è stato della battaglia ai circa sette milioni(!) di invalidi presenti in una penisola di circa cinquantasei milioni di individui? Uno su otto in Italia è invalido?! Che ne è stata dell’eliminazione di decine e decine, forse centinaia, di enti inutili presenti in Italia, produttori solo di poltrone, ricche prebende per pochi raccomandati, scartoffie e burocrazia? Che ne è stata della privatizzazione della Rai, televisione di Stato buona per tutte le raccomandazioni del mondo politico, dall’obbligatorio costo di svariate decine di euro l’anno per lo più pagate dalle famiglie del Nord, ma che mortifica quotidianamente la nostra gente e la nostra cultura? Che ne sono state delle nostre pensioni, dov’è la “riforma cilena” col passaggio dal sistema “a ripartizione” (sistema pensionistico pubblico) ad un sistema “ a contribuzione” (sistema di capitalizzazione individuale)?

Cosa si è fatto a proposito delle privatizzazioni di decine di enti statali e parastatali monopolistici, produttori a loro volta solo di poltrone per esponenti politici o amici di esponenti politici, laute prebende, scartoffie e burocrazia? E l’Alitalia? Avrebbe dovuto fallire, perché più che la compagnia di bandiera, essa è la bandiera dello statalismo!

Oltre a queste domande ci sono i fatti, il fallimento della CrediEuroNord, la più grossa truffa finanziaria perpetrata ai danni di una militanza politica che la storia politica italiana ricordi. Anzi, probabilmente l’unica, infatti i partiti solitamente cercano di sostenere, viziare e gratificare il proprio elettorato e la propria militanza, qui invece ci si è comportati l’esatto opposto, li si è truffati! Che stupidaggine la “banca del Nord”! Le banche non si creano con una pianificazione centralizzata fatta a tavolino da una manciata di persone, ma nascono come necessità sentita delle persone stanziate su di un territorio, piuttosto che come servizio mirato ad una determinata tipologia di clientela. Non si pianifica l’economia e la finanza senza incorrere in effetti negativi; il comunismo sovietico non ha insegnato nulla?

E che dire della “vicenda Fazio”? Dapprima lo hanno criticato e invitato a dimettersi per gli scandali Cirio e Parmalat, poi si son dimenticate queste vicende per salvare la CrediEuroNord in naufragio!

Tutto ciò, mentre illustri esponenti della nomenclatura leghista strepitano di raccolte fondi per venire incontro alle perdite (che comunque ammontano a dieci volte tanto i presunti rimborsi!), i militanti-elettori-risparmiatori si ritrovano in braghe di tela!

Bell’esempio di onestà ed efficienza padana ha dato prova quest’élite politica, la stessa che ha già fallito avendo fatto nascere il cosiddetto “associazionismo padano”, che è un’altra fonte di debiti per la struttura leghista!

Avrebbero dovuto liberare i cittadini del Nord dal giogo economico e culturale dello Stato centralista romano ma, o non ci sono riusciti, oppure si sono adattati a pratiche “romane”, quelle volte alla “gestione della cosa pubblica”, a farne parte con tanto di esponenti nei Consigli di Amministrazione di quegli enti statali e parastatali inutili che per vocazione dovevano combattere ed eliminare. Qualcuno, magari in buona fede, pensava che dall’interno si potesse ottenere qualcosa di buono per la gente padana, cambiandone la rotta ed il principio di funzionamento, ma così non è stato!

Ora la Lega dovrebbe tornare ad agire per la libertà del Nord, dovrebbe ripartire dalle amministrazioni locali, comuni e province, conquistarle e portare avanti una decisa politica di resistenza fiscale, ma per fare ciò servirà gente preparata e decisa, servirà il supporto di tutta la struttura del partito e dei suoi uomini più concreti e più qualificati, si dovrà resistere fiscalmente a Roma, si dovranno conquistare il maggior numero di comunità locali, coordinarle e supportarle fra loro in modo che possano essere sostenute nella battaglia di resistenza fiscale al centralismo. Sono già stati persi decenni nel proseguire lungo questa strada, urge una iniziativa per cuori impavidi, non è più il tempo dei “gestori della cosa pubblica”, è l’ora di uomini che si sacrificano per la libertà altrui, servono uomini di cervello, cuore e azione, servono uomini che non sentano la politica come una professione, ma come una “missione” legata ad una parte della propria vita, ciò al fine di evitare di vedere leghisti trasformarsi in cariatidi della politica, perché il vero padano è sempre quello che produce ricchezza e non si perde in cicalecci mandolinari.