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Leonardo Facco Paul Valéry sosteneva che la politica è l’arte di evitare che la gente si occupi delle cose che la interessano. E proprio a causa di questo continuo processo di delega, mascherato dalla nobile causa che usiamo chiamare democrazia, oggi ci ritroviamo ad essere schiavi di una classe di burocrati e parassiti che altrettanto “nobilmente” definiamo Stato. La realtà, però, - e non a caso siamo in questa assemblea così numerosi, e mi complimento con gli organizzatori la realtà dicevo è ben diversa. Oggi, noi non siamo cittadini, in realtà non siamo liberi individui, ma siamo sudditi, per non dire peggio: siamo una sottospecie di schiavi. Non sono un filologo, ma vorrei citarvi letteralmente la definizione di schiavo che dà il vocabolario della lingua franca italiana: CHI E’ LO SCHIAVO? 1 - “Di persona che, avendo perduto la libertà personale ed ogni diritto civile, diventa proprietà altrui ed è trattato come cosa”; 2 - Oppure ancora: “che giace sotto dura oppressione; che è vittima di un potere tirannico”; 3 - Di più: “che si lascia dominare da una determinata condizione o consuetudine”. Scendiamo nel dettaglio delle tre definizioni allora. PRIMO PUNTO Che cosa è una persona se non schiava quando deve lasciare allo Stato il 50, 60 per cento di quel che produce? E’ forse morale derubare e sottolineo derubare - un individuo dei 3/5 della ricchezza che crea onestamente? Ricchezza che di diritto spetterebbe a lui e alla sua famiglia, ai suoi bisogni? “L’uomo che produce mentre gli altri dispongono del furto del suo lavoro è uno schiavo.”, sosteneva Ayn Rand. Di più: "Il controllo della produzione di ricchezza equivale al controllo della vita umana stessa.” Parole di Hillaire Belloc. SECONDO PUNTO In quanto al “potere tirannico” citato nella seconda definizione potrebbe sembrare più difficile dare una spiegazione. Ma come mi si obietterà in Italia non v’è tirannia. Certo, se pensiamo ai carri armati sovietici, alle ciotole di riso coreane o all’apparato di controllo cubano siamo messi meglio. Non v’è dubbio alcuno. (E ci mancherebbe anche che sopportassimo tali soprusi… allora saremmo imbecilli tout court) Ma è molto sottile la tirannia statale. Lo Stato ti succhia poco a poco il sangue fingendo che ognuno di noi sia un donatore volontario. Ecco perché mi piace citare Henry David Thoreau: “L’autorità dello Stato scriveva deve avere il consenso di ciascun governato. Lo Stato non ha alcun diritto in più sopra la mia persona e sulle mie proprietà di quelli che io stesso gli ho concesso. Non esisterà una nazione veramente libera fino a quando lo Stato non riconoscerà gli individui come entità superiori da cui deriva tutta la sua autorità e li tratti di conseguenza”. Thoreau parla di consenso, parolina magica ma al contempo ambigua. Sinceramente non mi pare abbiano chiesto e nemmeno ottenuto il mio consenso per aumentarmi il bollo auto, l’addizionale Irpef, quella provinciale e regionale, e una sola delle mille altre gabelle cui siamo sottoposti! TERZO PUNTO DELLA DEFINIZIONE DEL NOSTRO VOCABOLARIO Condizione di schiavo è accettazione di una errata consuetudine, è assuefazione al sistema, è sottomissione culturale. E qui sta la vera battaglia da combattere e da vincere: la battaglia culturale! Iniziare a ribellarsi al sistema significa giungere alla consapevolezza che e’ un diritto naturale farlo! Significa essere convinti che l’essere proprietari di sé stessi e del frutto del proprio lavoro è un diritto, non e’ un furto! Un uomo politico statunitense del XIX secolo sosteneva: “Rinunciare alla propria individualità equivale ad annientare sé stessi. La schiavitù mentale equivale alla morte intellettuale ed ogni uomo che abbia rinunciato alla propria libertà intellettuale non è altro che il feretro vivente del suo spirito morto.” Era Robert G. Ingersoll. Serve, e qui mi piace citare un mio maestro, Sergio Ricossa, che anziché liberale termine ormai inflazionato da politicanti di bassa lega ha preferito professarsi libertario: serve il coraggio della liberta’! Perché una cosa è comunque certa: la libertà non la regala nessuno! Va conquistata! Veniamo ora al nocciolo della questione per cui sono stato invitato qui stasera. Ma mi chiedo: sono forse gli extraterrestri ad averci privato di così tanta libertà? E’ un film di Spielberg quello in cui stiamo vivendo? No! Le catene dei popoli, amici miei, sono fatte con le carte dei ministeri, avrebbe detto Kafka. Ed io aggiungo con le imposte che ci costringono a pagare quelli che i ministeri li frequantano. I burocrati e i parassiti sono il vero ganglo della societa’ e una societa’ libera può benissimo fare a meno di loro! Burocrati e parassiti sono la nostra controparte, sono la classe improduttiva di questo paese, di ogni paese. La vera lotta di classe è quella che vede affrontarsi da un lato i “produttori di ricchezza” e dall’altro i “consumatori di ricchezza”. Nel dettaglio, quali sono le caratteristiche dei burocrati? Sono i protagonisti della “funzione pubblica”, il loro “cavillo di battaglia” è far girare carte e non produrre risultati, sono i principali nemici delle libertà individuali e di intrapresa. I burocrati sono come ci ha insegnato Nordau lo strumento perfetto per lo sfruttamento su larga scala da parte dello Stato. Sfruttamento di ricchezze altrui ovviamente! La loro tendenza è quella di crescere a dismisura. L’Italia docet. E la “classe politica”? Che vogliamo dire in proposito? Hanno scritto: E’ come una banda di briganti che si legittima attraverso lo Stato! E badate bene che l’idea della intrinseca immoralità o criminalità dello Stato e dei suoi “servitori” non è una recente trovata del sottoscritto o di qualche eccentrico pensatore anarchico, ma annovera predecessori più che illustri, da Cicerone a Sant’Agostino fino a Papa Gregorio VII, in lotta contro i monarchi europei nell’Undicesimo secolo. L’idea di “banda criminale” viene usata dagli abolizionisti in lotta contro la schiavitù in America, da Henry Clark Wright agli anarchici individualisti come Lysander Spooner. Quest’ultimo, nel suo scritto No Treason n. 6 ci ha lasciato la più brillante e significativa esposizione della metafora criminale: “I fatti sono questi: il governo, come un bandito, dice all’individuo: ‘O la borsa o la vita!’. E una larga parte, se non la maggiore, delle tasse viene pagata sotto questa minaccia”. Il governo certamente non sorprende l’individuo in un posto isolato, e non salta fuori da un fosso per puntargli una pistola alla tempia e svuotargli le tasche. No però usa i decreti legge e le finanziarie! E dietro allo Stato ci stanno i politici, così caratterizzati: -fazioni egoistiche in lotta fra di loro per il potere; -vivono di rendite parassitarie (andate a vedere l’inchiesta dell’espresso sui pensionati di camera e senato); -hanno la febbre del potere -usano la bugia del “lo facciamo per il vostro bene e per il bene pubblico”, uno specchietto per le allodole, una falsità politicamente corretta; -occupano manu militari ogni spazio sociale (clientelismo); -sono molto spesso degli incapaci. Ma allora vi chiedo se le cose stanno così, diventa un imperativo morale permettere all’individuo, come proponeva il grande liberale inglese dell’Ottocento Herbert Spencer, di vivere come se lo Stato non ci fosse, rinunciando alla protezione e quindi anche all’obbligo di mantenerlo: il diritto cioè “di ignorare lo Stato”. E Concludo. Nel Diciannovesimo secolo grazie a Frédéric Bastiat, un liberista francese, lo Stato viene sottoposto ad un’analisi spietata, capace di mettere in luce la finzione su cui è fondato per usare la celebre espressione dello studioso francese, “lo Stato è la grande illusione in virtù della quale tutti cercano di vivere alle spalle di tutti”. E lo Stato è talmente maldestro da costringerci ad andare da lui a pietire qualche favore, alimentando l’invidia e la discordia. Amici miei, “La giustizia sociale non dovrebbe contraddire la giustizia individuale, sia in teoria che in pratica… E’ piuttosto meschino privarmi dei frutti del mio lavoro a beneficio di un altro individuo che non ha sudato il mio sudore. Io non considero questo giustizia sociale”. SMETTIAMOLA DI CHINARE PIU’ LA TESTA! O RESISTIAMO CONTRO QUESTO FISCO O SIAMO SPACCIATI. Grazie!
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