È nato il coordinamento delle libertà

Vito Possenti

Un migliaio di persone. Non poche. Il ritorno dei Mille, non certo garibaldini ma Onetiani, è andato in scena a Brescia, lo scorso 4 marzo presso il Liceo Scientifico “Leonardo Da Vinci”, dove è stato “ripreso il cammino per la libertà”. “Non siamo qui – ha detto Gilberto Oneto, anima storica dell’autonomismo padano” – per rimpiangere il passato, ma per costruire il futuro, partendo da un dato di fatto, ovvero il fallimento del progetto leghista, che in tanti anni ci ha lasciati con un pugno di mosche in mano”. Su cosa fare in futuro Oneto è stato chiaro: “Si mettano da parte le differenze e si trovino due, tre punti al massimo su cui far convergere il nostro impegno. In questo modo il coordinamento che stiamo creando potrà essere determinante nel panorama politico futuro”.

Al tavolo dei relatori, inoltre, si sono seduti altre personalità di spicco della cultura e della politica.

“Autonomia, onestà, federalismo” le tre parole d’ordine dell’assemblea, il cardine di ogni intervento successivo. Giancarlo Pagliarini, ex ministro, ha rimesso il dito nella solita piaga, quella degli sprechi d’Italia, un paese in cui emerge sempre la solita situazione: al Sud si sprecano miliardi e al Nord si lavora come dei somari e comunque lo Stato getta nel cestino le nostre risorse senza tanti patemi d’animo. Pressione fiscale, dipendenti pubblici, interventismo statale gli argomenti di cui Pagliarini ha dettagliatamente discorso, spiegando che è necessario bene spiegare alla gente quanto sta accadendo per ritornare ad imbarcare consenso.

Se da un lato, il professor Marco Bassani, docente alla Statale di Milano, ha dimostrato ancora una volta che dalla Costituzione italiana c’è ben poco da aspettarsi in termini di autonomia dall’altro, l’ingegnere Chiara Battistoni ha mostrato come sia la Svizzera il modello migliore al quale ispirarsi, il modello al quale dovrebbe fare riferimento il futuro soggetto politico che potrebbe nascere dall’incontro bresciano, a memoria di quanto accadde nel 1291 con il Patto del Grütli.

In Italia, del resto, “il percorso verso le riforme federali e liberali è stato interrotto dalla disperata resistenza dei mantenuti dal centralismo e dello statalismo, e dalla inadeguatezza dei sedicenti autonomisti. La nostra gente – si è sentito ripetere da più voci – sta pagando un prezzo altissimo in termini di qualità della vita, ricchezza, e livelli di libertà individuale, che ci sta precipitando ai margini del mondo civile”.

È dunque venuto il momento che gli amanti della libertà si risveglino, riprendano il cammino e che siano federalisti, liberali e liberisti, autonomisti nei loro comportamenti prima che negli obiettivi a dimostrare che si può riaccendere la speranza.

Così, a Brescia si sono ritrovati in molti per organizzare il cammino da percorrere assieme.

Carlo Perrin (Senatore della Valle d’Aosta), Mariangelo Foggiato (Progetto Nord Est), Roberto Bernardelli (Progetto Nord Est Lombardia), Max Ferrari (Fronte Indipendentista Lombardia), Francesco Formenti (Ducario), Leonardo Facco (Movimento Libertario), Diego Lucianaz (Indipendentisti Valdostani), Luciano Bistaffa (Lega Padana Piemonte) e poi ancora i toscani dell’Unione, i friulani del Fronte indipendentista, vari gruppi autonomisti veneti, liguri e piemontesi. Unici assenti emiliani e romagnoli, per ora.

E nell’auditorium di via Balestreri ha detto la sua anche Leonardo Facco, amministratore delegato del Movimento Libertario, di cui riportiamo in sintesi il suo intervento.

“Sono tre le ragioni che mi hanno indotto a partecipare a questo convegno a nome e per conto del Movimento Libertario: primo, la battaglia comune con tutti gli altri movimenti e associazioni – ai quali siamo accomunati dall’antistatalismo e dalla difesa del diritto all’autodeterminazione – per trovare la forza d’urto necessaria per far fronte allo Stato; secondo, il diritto di resistenza, ovvero una sana reazione contro il potere burocratico - statale da parte della società libera non incorporata nella logica della spartizione partitocratica, una coscienza autenticamente liberale del diritto soggettivo di resistenza verso quelli che sono gli espropriatori di beni, di proprietà ma anche della vita stessa degli uomini; terzo, nessuna nostalgia leghista perfavore! Noi possiamo riprendere quella sacrosanta battaglia di liberta’ abbondanata dalla Lega Nord, il partito più italiano che oggi sta seduto nel parlamento. Il partito dello status quo ante. Persino Mastella ha fatto e fa molto di più per la sua terra di ciò che ha fatto Bossi per le nostre terre!”

E da qui, sulla scorta degli insegnamenti del professor Miglio, la proposta di Facco: “Io credo che insieme si possa fare qualcosa di concreto, ma credo che sia il Fisco, e la battaglia contro il Fisco, la leva che dobbiamo adoperare. Se togliamo le risorse alla Stato, avremo la certezza che questo crollerà e che ogni desiderio libertà potrà trovare forza, energia, vigore. Troviamo insieme il modo per dar vita ad una vera e propria battaglia contro le tasse, magari contro una sola tassa, l’Ici ad esempio, ma facciamolo. E ricordate, qualcosa va rischiato, perché la libertà non la regala nessuno”.

Queste le conclusioni di Facco: “Sediamoci attorno ad un tavolo e scegliamo insieme la strategia condivisa. Una, due parole d’ordine che siano il collante comune fra tutti noi diversi, ma uniti dall’antistatalismo. Più siamo e prima abbatteremo il Leviatano”.

Brescia, insomma, sarà un nuovo punto di partenza per una vera battaglia di liberta?. L’appuntamento prossimo – hanno detto gli organizzatori – sarà l’incontro fra i vari responsabili dei movimenti convenuti lo scorso 4 marzo. Se son rose… fioriranno.