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Luca Tedesco La Chiesa, come noto, nega il diritto della persona alla piena e assoluta disponibilità del proprio corpo in base all’assunto che titolare del diritto di proprietà su di esso sia Dio, mentre gli uomini non ne sarebbero che meri usufruttuari. Proprio in forza di questa posizione la Chiesa non riconosce al malato il diritto all’eutanasia, che non può viceversa non essergli attribuito se lo si considera il solo proprietario di sé. Per la medesima ragione la Chiesa non può accogliere il diritto ad assumere sostanze stupefacenti, in quanto pregiudicanti l’integrità psicofisica del soggetto che ne fa uso, diritto difeso invece strenuamente dai libertari che non rilevano alcuna differenza significativa tra il proprio corpo e qualsiasi altro bene su cui si esercita il diritto di proprietà. Secondo il Murray Newton Rothbard di For a New Liberty (1973) il libertario è tenuto a rispettare solamente l’«assioma della non aggressione», dove l’aggressione è da intendersi come l’esercizio o la minaccia della violenza fisica nei confronti della persona o della sua proprietà. Per il libertario la società non ha alcun diritto, o meglio essa è un’entità fittizia, un’astrazione ingannevole ad uso e consumo di alcuni per imporre ad altri la propria visione della «convivenza civile». Il libertario americano Frank Chodorov (The Rise and Fall of Society, 1959) ha scritto quasi mezzo secolo fa che «la società è un concetto collettivo e nient’altro; è un termine di comodo con cui designare un certo numero di persone. Sono tali anche la famiglia, la folla e la gang, e qualsiasi altro nome che diamo a un agglomerato di individui [...]. Il concetto di società come persona metafisica crolla quando constatiamo che la società scompare nel momento in cui le parti che la compongono si disperdono; come nel caso di un “città fantasma” o di una civiltà che possiamo conoscere solo grazie ai reperti. Quando scompaiono gli individui, scompare anche il tutto. Il tutto non ha una esistenza separata. L’uso di un nome collettivo con un verbo al singolare ci conduce in una trappola dell’immaginazione; siamo portati a personificare la collettività e a credere che abbia un suo corpo e una sua mente». I libertari nostrani non dovrebbero allora, ci domandiamo, difendere il diritto di ognuno a cedere, gratuitamente o meno, parti del proprio corpo e rifiutare qualsiasi pretesa da parte della collettività o della società che dir si voglia di interferire in quello che non potrebbero che considerare un nuovo legittimo terreno di libertà e altrettanto legittimo mercato dei beni? L’applicazione rigorosa dei principi libertari produce conseguenze indesiderabili? Ebbene si abbia allora il coraggio di non chiamarsi libertari. Emma Bonino ha peraltro in più di una occasione assai libertariamente sostenuto che non vi è crimine laddove non vi è vittima. Ebbene, nella libera compravendita di un rene (o di un occhio, come Alberto Sordi nell’indimenticabile Il boom diretto da De Sica nel 1963), sostiene il libertario integrale, non c’è alcuna vittima, ma solo uno scambio tra consenzienti volto ad incrementare la propria soggettiva soddisfazione. Si può assennatamente far presente che colui che mette in vendita un proprio organo, lo fa evidentemente perché costretto da una necessità contingente. Ma non per diletto ma per necessità, pur senza essere sempre costrette dai magnaccia di turno, si prostituiscono sulle nostre strade le immigrate dell’Europa dell’Est e dell’Africa, ma non c’è traccia di libertario che vorrebbe mettere fuori legge la prostituzione. La disperazione porta pure, ma non sempre, a drogarsi, spacciare, borseggiare, truffare, rapinare, ma non per questo il libertario disconosce il diritto di farsi o intende evitare la galera a chi svuota una banca. La differenza tra il libertario e chi libertario non è sta proprio nella circostanza che il primo, a torto o ragione, ritiene che se si introducono concetti astratti come quelli ad esempio di interesse generale, moralità pubblica e simili per limitare la sfera d’azione del singolo si apre la porta a un potere d’ingerenza dello Stato tendenzialmente illimitato data l’indefinitezza della portata semantica di quei concetti. Ci domandiamo, allora, se il silenzio dei libertari di casa nostra sia dovuto all’esistenza di questioni più pressanti cui sono affaccendati o al timore che l’affermazione di una assoluta sovranità individuale sul proprio corpo possa esporre eccessivamente all’impopolarità se non addirittura al linciaggio mediatico o più semplicemente al fatto che il libertarismo da essi professato sia meno radicale, più temperato di quello d’oltreoceano, un libertarismo, verrebbe da dire, del caso per caso. Spettabile dottor Tedesco, lei mi tira giustamente per la giacchetta e vuole che io entri appieno nella discussione e forse nella polemica che ha aperto con questo suo dettagliato intervento. Non sono io il tipo che si tira indietro e se un po’ mi conosce lo sa bene. Andiamo allora per gradi. Primo, a parte la “furbata” mediatica del reality-show olandese, sono assolutamente d’accordo sul fatto che il corpo è proprietà di ciascun individuo, come lei ha ben ricordato citando un’opera fondamentale di Rothbard, quel “Per una nuova libertà, il manifesto libertario”, edito da Liberilibri, e testo assolutamente imperdibile per chiunque voglia accostarsi al concetto di libertà. Ergo, ognuno in punta di diritto naturale può fare quel che vuole dei propri reni, dei propri occhi e di qualsiasi altra parte del proprio corpo. Come la pensi la Chiesa (dalla quale io, tanto per essere esplicito, divergo parecchio) è, comunque, argomento non secondario: seppur concordi con Rothbard sul fatto che esistono prima di tutto gli individui, non posso non comprendere e accettare che un individuo possa aderire del tutto ad una congregazione e rifarsi completamente alla dottrina cattolica, ritenendo il suo corpo un dono divino. Ciò significa che se costui riterrà inaccettabile vendere un rene non potrò certo biasimarlo. Inizierò a combatterlo solo nel momento in cui pretenderà attraverso le leggi di Stato (come spesso accade oggigiorno con i cattolici in politica) che io debba assoggettarmi ai suoi diktat religiosi. Analogamente, mi batto contro i laici che pretendono di impormi, a mezzo Stato, le loro balordaggini. Spero di essermi spiegato. Secondo, lei dice che i libertari sono rimasti muti in merito agli argomenti da lei sollevati poco sopra, fatta salva la Bonino. Rispondo, partendo con una premessa: non ritengo che la signora Bonino sia una libertaria! Detto questo, rispondo per quel che mi riguarda e che riguarda il Movimento Libertario, di cui sono l’attuale amministratore delegato. Il sottoscritto a proposito di droghe ad esempio ha spesso detto la sua sul sito www.libertari.org, dove un videogiornale molto aggiornato e seguito ha trattato questioni etiche. Seppur io sia favorevole alla liberalizzazione di ogni droga (leggera, pesante, sintetica, ecc.), nel pieno rispetto degli insegnamenti rothbardiani, non significa per nulla che ritenga opportuno drogarsi, anzi! Mi batterò sempre per dissuadere chi volesse farne uso. E qui si apre un’altra parentesi: è sì vero che alla base di ogni aggregazione umana c’è l’individuo. Ma l’individuo è fatto di carne, sangue, sentimenti, storia e cultura. Ciò significa che io sento di avere delle radici ben piantate in Occidente, sento di appartenere alla cultura cattolica, il che comporta in me l’idea e la convinzione di trovare più assonanze in usi e costumi che si rifanno a certi mondi. In un sistema libertario, fondato sul rispetto dei diritti di proprietà, il pianeta che immagino è composto da centinaia di migliaia di Enclave molto diverse fra loro in cui convivono uomini e donne che si somigliano, che stanno bene insieme, che condividono un progetto comune, che sottoscrivono una costituzione che io preferisco definire regolamento condominiale. Terzo e ultimo appunto. Io non rappresento i libertari italiani, rappresento il Movimento Libertario, al cui interno centinaia di persone hanno moltissimi punti in comune e qualche divergenza, soprattutto su questioni etiche. Ecco perché preferisco e qui forse pecco di utilitarismo? che la maggior parte degli argomenti su cui intervenire siano di tipo politico-economico. Ho una duplice convinzione: lo Stato è un moloch potentissimo e l’obiettivo di un libertario deve essere inderogabilmente quello di abbatterlo! Per abbattere lo Stato e vengo alla mia convinzione bis ci sono due sole armi da usare: quella culturale e quella economica! Ebbene, credo che il mio compito sia di battere la prima strada come editore e percorrere la seconda come agit-prop. Con viva cordialità, Leonardo Facco
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