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Una rivista di idee
per smascherare, i falsi liberali
di Giovanni Bonometti
Quando in vista
delle elezioni per il primo vero Parlamento della Padania si è deciso
di costituire una lista liberale e libertaria, in cui potessero riconoscersi
coloro che detestano l'oppressione politico--burocratica impostaci dall'Italia
e che si battono per dare vita a future istituzioni più libere (scelte,
volontariamente adottate, non violente), nessuno si aspettava di riscuotere
quel successo che poi si è ottenuto.
Anche se ci si
è presentati soltanto in una decina di province e anche se tra i
candidati non vi era alcun personaggio politico famoso, la lista “Padania
liberale e libertaria" (come quella dei Leoni veneti) ha sorpreso un po'
tutti: giungendo prima in alcune circoscrizioni elettorali e seconda in
altre. Ma ciò che più ha stupito coloro che si sono impegnati
per il buon risultato dell'iniziativa è stato l'interesse che la
formazione libertaria ha suscitato intorno a sé. Molti ci hanno
telefonato, altri ci hanno scritto e certamente - se ci fossimo mossi con
maggiore anticipo - saremmo riusciti ad essere presenti in ognuna delle
province padane.
Uno dei risultati
che volevamo ottenere, ad ogni modo, l'abbiamo già conseguito. Ci
premeva, infatti, contribuire a diffondere quelle idee di libertà
e d'indipendenza che sono alla base del pensiero autenticamente liberale
e siamo convinti di esserci riusciti.
Ci stava a cuore,
poi, anche un'altra cosa: ed è anche per questo che oggi abbiamo
deciso di dare vita a una rivista, la quale intende proseguire la battaglia
in difesa delle idee di libertà che ci ha visto impegnati nel corso
delle scorse elezioni e che ci vede attivi all'interno del Parlamento padano.
Con la nostra presenza e la nostra voce, infatti, intendiamo smascherare
tutti coloro che si dicono liberali (o anche liberisti, liberal, libertari,
ecc.), ma che poi non traggono da questo loro liberalismo di facciata tutte
le dovute conseguenze.
Come è
possibile, infatti, definirsi liberali e al tempo stesso negare il diritto
di quei singoli e gruppi che intendono abbandonare lo Stato entro il quale
si sentono reclusi? Un vero liberale, poi, può schierarsi dalla
parte di Violante, che non ha escluso azioni di forza contro coloro che
si battono per l'indipendenza padana? Cosa c'è infine di liberale
e libertario in tutti quei politici ed intellettuali che, come i cecchini
della Germania Est ai tempi del muro di Berlino, vorrebbero tenerci al
di qua del muro e tarpare la nostra aspirazione ad essere padroni del nostro
futuro?
Un autentico liberale non può in
alcun modo avversare le aspirazioni alla libertà delle popolazioni
alpino-padane. In primo luogo perché egli rispetta le idee di tutti
e crede che ogni uomo abbia il diritto di decidere autonomamente della
propria vita e del proprio futuro. Un liberale, in secondo luogo, rigetta
lo sfruttamento e lo schiavismo: è per questa ragione che - da Étienne
de la Boétie a Jefferson, da Locke a Rothbard - la tradizione liberale
è la tradizione dell'antistatalismo, della lotta al sovrano e del
rigetto di ogni forma di autoritarismo e aggressione.
Lo sfruttamento
che il Nord subisce, oppresso com'è da innumerevoli tasse e balzelli,
deve quindi scandalizzare chi oggi voglia essere fedele ai principi morali
del liberalismo e ai valori di questa tradizione politica, basata sul rispetto
dei diritti individuali e sulla fiera opposizione ad ogni sorta di pianificazione.
Non è possibile dichiararsi portavoce della parte più liberale
della società ed esimersi dall'esprimere la più ferma condanna
della costante discriminazione di cui sono vittima le aree più dinamiche
e produttive della Repubblica italiana.
Questa pubblicazione,
allora, vuole togliere la maschera a coloro che - soprattutto nell'area
conservatrice e moderata - si dicono liberali ma poi non sanno trarre tutte
le necessarie conseguenze da questa loro affermazione.
Perché delle due l'una: o certi
liberali di nome cominciano a prendere atto che la prima riforma di libertà
consiste nell'affrancare la Padania dal cappio fiscale che le stringe il
collo e l'obbliga a finanziare il parassitismo romano e meridionale, oppure
è meglio che quei signori si facciano chiamare socialisti (solidaristi,
nazionalisti, populisti o come meglio preferiscono ... ) e la smettano
di usurpare un nome glorioso e una tradizione di tutto rispetto.
Il primo obiettivo
dell'iniziativa, allora, consiste nel favorire dialoghi e polemiche, convinti
come siamo che la verità scaturisca dal confronto e dal contrasto
tra tesi differenti. Su questo giornale, allora, pubblicheremo interviste,
recensioni di libri, tavole rotonde e dibattiti. Con il preciso obiettivo
di favorire la nascita delle istituzioni padane e con la convinzione che
esse dovranno essere liberali e libertarie: in altri termini, del tutto
diverse da quelle del regime attuale (che non a caso piace ai democristiani
e ai comunisti, ai post-fascisti e ai postcomunisti, ai massoni e ai clericali,
alla destra e alla sinistra).
Ma perché
un'autentica rivoluzione libertaria e pacifica possa avere luogo è
indispensabile che le popolazioni dell'area alpino-padana si riconoscano
nella loro comune identità di vittime dell'oppressione fiscale italiana.
L'Italia ci opprime e ci tassa, ostacola
il nostro lavoro, impone i vaccini ai nostri figli (anche contro la nostra
volontà) e li rintrona con la scuola pubblica e l'informazione di
Stato, calpesta le nostre tradizioni e mette fuorilegge le nostre più
antiche bandiere, proibisce ogni sorta di attività non aggressiva
e intralcia tutti coloro che (legittimamente) vorrebbero battersi contro
chi danneggia la nostra esistenza.
L'Italia, da
molti anni, è il regno del dispotismo e del disprezzo di ogni libertà
individuale.
Un autentico
liberale, per tutte queste ragioni, ha il dovere di dichiararsi antiitaliano.
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