Secessioni a catena
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Zakaiev: “La Cecenia
è dimenticata da tutti”!

di Arturo Doilo


Si sono abbracciati a lungo Vladimir Bukoswsky e Akmed Zakaiev, il vicepremier del governo ceceno. In una fredda domenica di febbraio, il braccio destro di Maskadov, il primo ministro della Cecenia, era a Torino; un’apparizione fugace: “Ieri - spiega con l'aiuto di un interprete addobbato come un ometto dei primi Anni Settanta - stavo a Parigi, dove ho incontrato il ministro della cultura francese. Tre giorni fa, invece, ho parlato a Strasburgo e la mattina precedente alla Camera dei Lord, a Londra. Abbiamo bisogno che l’Unione europea riconosca ufficialmente, magari al-zando la voce, l’umiliazione che sta subendo il mio popolo”.

Per muoversi, Zakaiev, 42 anni portati male, usa il bastone, tutta colpa di una ferita in battaglia che si è procurato due anni fa alla periferia di Grozny: “A Londra abbiamo mostrato prove filmate del genocidio in atto nel mio paese, dove le case dei civili saltano per aria, dove anche le Organizzazioni internazionali hanno trovato più di una fossa comune. La seconda campagna russa in Cecenia ha già fatto centomila morti”. Tra il silenzio dei mass media, fatta salva la solita voce nel deserto dei radicali, che sui loro mezzi di informazione hanno dato spazio a questo triste avvenimento militare ancora in corso.

Colpa del terrorismo musulmano forse? “Che la Cecenia sia un covo di terroristi è assolutamente falso - sostiene - Propaganda di Putin, che , non dimentichiamolo, è un uomo forte dell’ex Kgb, il servizio segreto sovietico. Non ci sono prove, ad esempio, che l’attentato al condominio di Mosca sia opera dei ceceni, come del resto confermano sia Berezowsky che il colonnello Litvinenko, anche lui ex ufficiale del Kgb, che ha appena pubblicato un libro in America. La stessa Condoleeza Rice nega ogni tipo di collegamento. L’unico vero problema per Putin è che la Cecenia pretende l’indipendenza che ha democraticamente conquistato nel 1997, con un voto regolare e avallato dagli osservatori dell’Osce”.

La tesi terroristica, però, ha trovato riscontri anche dopo l’attentato dell'11 settembre e Basaiev non è uno stinco di santo: “Basaiev ha proclamato la jihad solo per l’indipendenza della sua gente. Ma in Cecenia non è in atto un conflitto religioso, bensì un’operazione di pulizia etnica voluta dal governo russo. In merito al deplorevole attentato dell’11 settembre, beh, Putin ha colto la palla al balzo e ha coniugato la questione afghana con quella cecena, in modo da ottenere da Bush il placet per continuare la sua guerra interna in cambio di una legittimazione delle operazioni militari americane in Afghanistan. Inoltre non si è mai chiesto perché durante la guerra in Afghanistan hanno trovato terroristi anglo-talebani, americano-talebani, pakistano-talebani ma non ceceno-talebani? La solita disinformazione frutto della propaganda”.

Nemmeno sull’importanza strategica della Cecenia in rapporto all’oleodotto che passa sul territorio ex russo Zakaiev ha dubbi: “L’oleodotto passa ai margini del nostro paese. Il petrolio non c’entra nulla con la nostra guerra”.

Quella della Cecenia - parafrasando Bukowsky - è una ferita sanguinante per l’Europa: “Esatto - conclude Zakaiev - e la cosa peggiore è il silenzio che domina sul massacro in atto. Ormai la popolazione cecena ammonta a soli 400.000 abitanti. Noi non chiediamo interventi umanitari. Vogliamo solo uscire dall’oblio dell’informazione. Pretendiamo che si parli di quel che sta accadendo, vorremmo che l'opinione pubblica ne fosse cosciente. Nel frattempo, continueremo a combattere”.