Cresce l'esercito
Degli astensionisti

Leonardo Facco

Ha vinto Berlusconi. Ne prendiamo atto. In fondo, meglio una Casa delle libertà qualsiasi (non foss'altro che per il nome) che un Ulivo stantio, che al solo pensare ai suoi frutti ci ricorda tanto la spremitura alla quale siamo continuamente soggetti come contribuenti.
Comunque, il 13 maggio scorso, senza che l'evento ci abbia fatto impazzire, abbiamo assistito all'ennesima tornata elettorale all'italiana, nella quale, però, la farsa pulcinellesca del ministro degli Interni ha fatto rimpiangere i truffaldini "plebisciti" per l'unità nazionale di ottocentesca memoria.
Lo Stato, e i suoi paladini, sono apparsi come ridicole comparse di un teatrino di pupari, nel quale tra una legnata e l'altra al pubblico scappa qualche sonora risata. Urne aperte fino alle cinque del mattino, per far votare l'ultimo dei calabresi, ed exit poll sotto controllo del Viminale per permettere alla gente di esprimere la propria preferenza senza subire influenze massmediatiche. Patetico mister Bianco!
Patetico, come le scuse che ha addotto per difendere la "pastrugnata" che ha combinato: «Chiediamo a tutti un po' di pazienza – ha sentenziato l'ex sindaco di Catania davanti alle tv pubbliche – ma l'affluenza alle urne è davvero altissima, come dimostrano i dati delle ore 19». Palle signor ministro, palle senza uguali, dato che l'affluenza ai seggi, alla fine della bagarre notturna, è stata dell'81 per cento. Già 81 per cento, ovvero cinque punti in meno rispetto al 1996! Ma la stampa asservita al potere ha nicchiato. Ergo, abbiamo vinto noi, gli astensionisti.
Vale a dire 9.297.926 persone (pari al 18,8 per cento degli aventi diritto). Mai stati così tanti alle elezioni politiche, nonostante qualcuno abbia fatto l'alba davanti alle scuole. Siamo il secondo partito dopo Forza Italia. E dai dati di cui siamo a conoscenza possiamo altresì affermare che l'area delle coalizioni del bipolarismo si è contratta, passando da 32.725.115 di consensi a 31.397.924 (praticamente -1.327.1919), che tradotto in altro modo significa dal 67,1 per cento al 63,5 per cento. E', al contrario, aumentata l'area del non voto (astensione, scheda nulla e bianca) schizzata da 11.234.409 consensi a 12.370.707 (ovvero +1.136.298), ossia dal 23 per cento al 25 per cento (+2,0%). In particolare è aumentato l'astensionismo, che rispetto agli 8.343.072 individui può ora vantare 9.297.926 adepti (un bel +954.854): dal 17,1 per cento al 18,8 per cento (+1,7%).
Non è tutto. Le cifre di cui sopra si rifanno al solo 13 maggio. Due settimane dopo, il giorno in cui si sono svolti i ballottaggi per i sindaci delle città con più di 15.000 abitanti, la truppa di quelli che hanno preferito il mare alle "gabine elettorali" è notevolmente salito, a tal punto che la sinistra ha potuto fare incetta di consensi, accaparrandosi una bella fetta di poltrone a disposizione.
Snocciolati i numeri, certificata la nostra vittoria, cosa ci rimane da fare?
Probabilmente poco, se non continuare a tenere alta la guardia e verificare quanto di liberale ci sarà nella nuova maggioranza e nel prossimo governo. Sappiamo che la strada dell'inferno è lastricata di promesse e il buon Silvio coi giuramenti s'è sprecato. Ha persino firmato un contratto con gli italiani in perfetto stile Gingrich (io - per inciso - non ho sottoscritto un bel fico secco!). Ora, ci dimostri che la rivoluzione liberista non è un libro delle favole, ma un progetto che Reagan e Tatcher, tanto per dire, (citatissimi da Berlusconi) hanno saputo mettere in pratica.
Certo è che se alla prima "sommossa" delle truppe cammellate, e armate, della sinistra massimalista e bertinottiana (leggi G8) dovesse finire tutto in pastetta? beh, allora addio miracolo italiano. Meglio pensare a migrare in Costa Rica.
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