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Io, il censimento e gli avvocati di Enclave
di Leonardo Facco
Il primo obiettivo che i libertari riuniti intorno ad Enclave si sono dati è stato quello di battersi come dei leoni per diffondere le idee del capitalismo. Noi solo sappiamo quanto, in Italia, sia stata, e sia tuttora, molto ma molto dura. Eppure, nelle occasioni in cui ho la possibilità di incontrare il gruppo di intellettuali che hanno dato vita a questa rivista, e che ancora oggi sono l’anima del trimestrale che state leggendo, io, onesto manovale dell’informazione quale sono, insisto nel battere il chiodo dell’azione, come naturale conseguenza dei principi che abbiamo sposato. Sarò anche un po’ pazzo, come spesso ruggisce mia moglie, ma sono convinto che senza passi concreti (e il libertarismo non è un’utopia) non riusciremo mai a coinvolgere l’attenzione che meritano le nostre ragioni. Vengo al dunque. Alla fine dello scorso anno, lo Stato italiano ci ha obbligato, con tanto di sanzioni previste, a compilare un questionario fitto fitto di domande di varia natura. Quando mi è stato consegnato, l’ho guardato, ci ho ragionato sopra e ho concluso: “Io ‘sta robaccia, la rispedisco al mittente”. Così è stato. Sono andato alla Polizia municipale, ufficio non so cosa, e al dirigente di turno ho consegnato la seguente letterina autografa: «Con la presente, il sottoscritto Leonardo Facco, informato sui contenuti dell’articolo 20 del DPR 22/5/2001 n. 276, ritiene comunque necessario, per la difesa dei propri diritti individuali e della propria libertà personale, non compilare il questionario relativo al “14° censimento”, dato che tutte le domande poste o sono inutili, pletoriche e intrusive della libertà individuale oppure possono trovare risposta già nei dati in possesso dello Stato italiano». L’ufficiale dei Vigili, un amico, ha cercato di farmi desistere, per evitare inutili complicazioni, no? Figuratevi. Fatto sta che la missiva è finita dritta dritta sul tavolo del Prefetto di Bergamo, al quale avevo anche scritto di essere pronto ad incontrarlo. Un mesetto dopo, circa, la Prefettura mi ha inviato una comunicazione per ricordarmi di aver accertato una mia violazione in merito al 14° censimento. Lo sapevo anch’io. La cosa interessante è che il signor Prefetto, dottor Federico Cono, mi aveva fissato un appuntamento per chiarire la mia posizione. L’11 marzo scorso, mi sono presentato, puntuale, in Prefettura dal “responsabile dell’Area contenziosi e depenalizzazione”, il dottor G. Sindona (azz… ho balbettato tra me e me), il quale mi ha chiesto se ero intenzionato a porre rimedio alla mancata compilazione del censimento. Macchè. Per un’oretta circa, ho ribadito le mie convinzioni citando un po’ Locke, un po’ Rothbard, un po’ Bastiat, un po’ Thoureau e persino Gianfranco Miglio. Devo confessarvi che Sindona s’è divertito a disquisire con me e, quasi convertito alle mie ragioni, mi ha lasciato in maniera laconica: “Purtoppo, io sono un funzionario e come tale devo eseguire”. Molto cordiale e simpatico il Sindona. Qui finisce il breve racconto dei fatti. A questo punto, arriva la petizione: dato che non pochi avvocati sono abbonati ad Enclave, perché non mi danno una mano a portare a termine questa battaglia, nella quale lo Stato dimostra tutta la sua illiberalità? Sono convinto, pur non essendo uomo di giurisprudenza, che non sia impossibile portare a buon fine questo “braccio di ferro”. Penso si possano mettere sul tavolo un sacco di prove a nostro favore, per non dire della quantità di citazioni di testi e autori a noi cari di cui potremmo fare sfoggio. Mi piacerebbe vedere Mingardi citato come testimone della difesa che suggerisce al giudice di leggersi Bruno Leoni. Non so, potrebbe davvero valerne la pena, anche perché io non desisterò, non mi piegherò a pagare alcuna multa, o ammenda o come cavolo si definisce. E non mi farò certo espropriare, in maniera coatta, un bel niente. Sono pazzo? Forse ha ragione mia moglia, ma quando rileggo Gramellini, in fondo, mi illudo di non avere tutti i torti: “Una montagna di 34 milioni di questionari, raggruppati in 115.000 pacchi, raccolti da 95.000 persone e trasportati da 150 automezzi ha partorito il classico censimento-topolino. Masse di carta, tempo e denaro per scoprire che l’Italia del Duemila è esattamente come ci era stata raccontata in questi anni da giornali, cinema e tv. Più single e meno bebè ma popolazione stabile, dato che in un decennio si sono triplicati gli stranieri (quelli in regola, almeno). Città in calo a beneficio dei sobborghi, più respirabili e meno cari. Insomma, delle ovvietà a tal punto metabolizzate da tutti, che ieri (27 marzo ndr) la notizia del censimento è stata oscurata dai dati sull’aumento dell’occupazione, quelli sì sorprendenti per davvero. In altre epoche il censimento decennale era l’unico strumento per tastare il polso alla nazione. Ma oggi che siamo sempre sotto tiro, «monitorati», ogni movimento del corpaccione sociale viene fotografato all’istante dal primo sondaggio”. Resto in attesa di un cenno. |