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I GRANDI MAESTRI DEL PASSATO Il ritorno di Ayn Rand Nicola Iannello La prima volta fu negli anni Trenta e Quaranta. Allora fu complice - si fa per dire - il fascismo. Nel conformismo della cultura italiana non era facile muoversi senza commettere passi falsi. Fu così che la casa editrice Baldini & Castoldi nel 1937 decise di pubblicare l'opera d'esordio di una scrittrice americana si, ma transfuga dall'Unione Sovietica. Il successo arrise a Noi vivi che ebbe molte edizioni. Sull'onda delle buone vendite, la casa editrice milanese si assicurò i diritti del secondo romanzo di Ayn Rand, Anthem, tradotto come La vita è nostra l'anno seguente. È interessante notare come la traduttrice di We the Living, Giuseppina Ripamonti Perego, si premuri di segnalare nella Prefazione l'importanza dell'antibolscevismo della autrice, avanzando riserve sul suo eccessivo individualismo. L'equivoco nell'Italia fascista non si sciolse, tanto che nel 1942, in piena guerra, fu girata la versione cinematografica del primo romanzo. E fu una produzione di alto livello a considerare il cast - Alida Valli, Rossano Brazzi e Fosco Giachetti gli sceneggiatori - Orio Vergani, Corrado Alvaro e Anton Giulio Majano - il regista - Goffredo Alessandrini. Il film fu un successone ma circolò poco; la leggenda vuole che Mussolini in persona dispose il ritiro dalle sale colpito dalla carica anti-totalitaria della storia che sotto il mantello dell'anti-bolscevismo aveva tratto in inganno la censura. Il terzo romanzo - La fonte meravigliosa - fu tradotto nel 1947 e visto nella versione hollywoodiana poco dopo. Un Gary Cooper in bianco e nero tratteggia la figura di Howard koark, l'eroe randiano che non si piega al compromesso ma lotta contro tutti per l'affermazione della propria personalità e delle proprie idee. Negli anni Cinquanta non lascia traccia la traduzione dell'opus magnum randiano, La rivolta di Atlante, pubblicata da Garzanti in due volumi. A testimoniarlo il fatto che mentre dei romanzi Baldini & Castoldi si trovano facilmente copie nelle librerie antiquarie, la "rivolta" è una rarità. Poi quarant'anni di oblio. E dire che proprio in quegli anni negli Stati Uniti decolla il culto randiano. Se The Fountainhead aveva attirato nell'orbita della scrittrice il primo nucleo di devoti adepti, Atlas Shrugged fu la consacrazione. Il capitalismo aveva trovato una paladina al di fuori dei circoli accademici, per altro minoritari, degli economisti austriaci. Ayn torna in Italia nel 1997. Un giovane studioso calabrese si imbatte nei suoi romanzi e ne resta colpito. Alessandro Laganà dedica una monografia a L'opera narrativa di Ayn Rand (Reggio Calabria, Falzea) e traduce nuovamente Anthem con il titolo corretto di Inno (Messina, Alfa). Nello stesso anno, nell'ambito della divulgazione di quello che Carlo Lottieri chiama "liberalismo integrale", si decide di tradurre The Virtue of Seffishness per i tipi di Liberilibri; è la prima opera teorica di Ayn Rand ad esser presentata ai lettori italiani. La rivista ''Ideazione'' inserisce un mio articolo sulla scrittrice - La ribellione dell'individuo - in una sezione dedicata all'Uomo qualunque (numero 6 del 1997) e la casa editrice omonima mette in catalogo Il mito del capitalismo. Sessant'anni sono passati dalla prima ricezione randiana in Italia. In quell'epoca il fascismo innescò l'equivoco su un'autrice anti-bolscevica quindi non anti-fascista. Lo spegnersi del successo nel dopo guerra non permise di approfondire la questione. Oggi cosa ha da dirci Ayn Rand? L'importanza storica della scrittrice per il movimento libertario è innegabile, al di là di polemiche e incomprensioni tra Oggettivisti e Libertarians. Non è esagerato affermare che senza l'opera di Ayn il libertarismo non sarebbe ciò che è. Se è vero che la rinascita del classical liberalism è un fenomeno complesso che coinvolge gli austriaci, la Scuola di Chicago e quella della Virginia, verissimo è che una scrittrice che ha venduto decine di milioni di copie ha contribuito alla diffusione delle idee del libero mercato e dell'individualismo in scala molto maggiore di qualunque altro intellettuale. Da un punto di vista teorico, l'autrice di Atlas Shrugged ci lascia il principio fondamentale della filosofia politica libertaria, l'assioma di non aggressione. Lo troviamo formulato anche in La virtù dell'egoismo: "Nessun uomo -nessun gruppo o società o governo ha il diritto di assumere il ruolo del criminale e dar inizio all'uso della costrizione fisica contro alcun uomo. Gli uomini hanno il diritto all'uso della forza fisica solo per rappresaglia e solo contro coloro che ne hanno fatto uso per primi" (pp. 36-37). Secondo questo principio, anche le attività governative si configurano come aggressione dei diritti e della proprietà individuale; coscrizione militare, e tassazione ledono la libertà dell'uomo. La posizione politica di Ayn Rand è
certamente all'interno del libertarianism, malgrado ella abbia sempre rifiutato
energicamente l'etichetta definendosi piuttosto una radical for capitalism.
Il pensiero libertario fiorisce nell'humus randiano anche se non si esaurisce
nel randismo; le premesse di una filosofia sociale libertaria sono pure
nell'econornia austriaca e nella tradizione dei diritti naturali. Da notare
è che la variante estremista del libertarianism - l'anarcocapitalismo
- nasce proprio da una polernica contro Ayn Rand. Nelle pagine di La virtù
dell'egoismo . si trova una critica randiana all'idea anarchica dei
"governi in concorrenza" (pp. 127-128); bersaglio di questo capitolo dal
titolo "La natura del governo" scritto nel 1963 - è il non nominato
ex adepto randiano Murray N. Rothbard, che giusto l'anno prima aveva pubblicato
Man, Econoiny and State, un vasto trattato di economica politica che per
solidità dell'impianto teorico e ampiezza dei temi affrontati sta
alla pari di Human Action di Ludwig von Mises. Rothbard proponeva un'analisi
del mercato come luogo dove ogni bisogno umano trova soddisfazione e qualunque
bene e servizio può esser fornito; l'anarchismo era implicito nella
critica ad ogni intervento governativo. A difesa di Rothbard interviene
nel 1969 Roy A. Childs, Jr., infaticabile organizzatore del movimento libertario.
Con una Iettera aperta" ad Ayn Rand pubblicata su "The Rational Individualist"
col titolo Objectivism and the State, Roy prende di mira le pagine randiane
sopra citate riconoscendo la validità delle tesi anarchiche - nella
sua terminologia free market anarchism - di Rothbard e di Morris e Linda
Tannehill di cui annuncia la pubblicazione dei volumi Power ad Market e
The Market for Liberty, avvenuta poi nel 1970. Rothbard enuncia l'illegittimità
del monopolio governativo della forza sostituito da agenzie private in
competizione e rigetta la tesi randiana del finanziamento volontario al
governo (è il capitolo della Virtù intitolato "Il finanziamento
del governo in una società libera"); i Tannehill, partendo da premesse
randiane, vogliono proprio dimostrare come il governo sia "un male non
necessario" (come si intitola il capitolo 4 del loro volume). Childs smonta
la critica randiana alle argomentazioni anarchiche l'indebita estensione
della concorrenza alle attività govemative - mostrandone l'incoerenza;
proprio in termini oggettivistici non vi può esser giustificazione
alcuna per una istituzione che pretendendo il monopolio della forza fisica
su un territorio dà necessariamente inizio all'aggressione contro
gli uomini che preferiscono altre forme di protezione, pena non essere
più un governo. L'altemativa è tra "archy" e "anarchy". La
lettera - molto franca e diretta -non ottenne risposta dalla destinataria
che ha sempre disprezzato l'anarchismo. Eppure qui è il vero punto
su cui ruota la filosofia politica. Quando è legittimo l'uso della
forza dell'.uomo sull'uomo? Come organizzare in istituzioni l'uso leggitimo
della forza? Il realismo politico libertario -cha sa come la violenza sia
qualcosa di ineliminabile dall'orizzonte dell'uomo - sta proprio nell'affrontare
queste domande fondamentali * della riflessione teorica. Per la Rand il
governo soddisfa i criteri di legittimità dell'istituzionalizzazione
della forza; ben inteso, il governo limitato della tradizione americana
che all'origine ha poco a che vedere con ciò che in Europa continentale
chiamiamo Stato. Per gli anarco-capitalisti il mercato è in grado
di fornire il servizio della protezione; senza il monopolio coercitivo
del governo, ci saranno imprese private in concorrenza per fornire sicurezza
a chi ne fa richiesta ed è disposto a pagare. Lo stesso problema
nella storia del pensiero libertario si pone in occasione dell'uscita del
testo più noto di questa tradizione, Anarchy, State and Utopia di
Robert Nozick, nel 1974, che declina il libertarianism in senso miniarchico.
E non è un caso che ancora una volta Roy A. Childs, Jr. abbia sferrato
un attacco a un sostenitore dello Stato minimo dalle colonne del rothbardiano
"Joumal of Libertarian Studies" (l'articolo si intitola The Invisible Hand
Strikes Back). Il punto è sempre questo: esiste una differenza qualitativa
tra il servizio della protezione e altri servizi richiesti dagli uomini?
Se sì, allora è possibile costruire concettualmente una teoria
della legittimità del governo; se no, non c'è spazio alcuno
per il governo nelle relazioni umane. Nozick sostiene il primo punto di
vista, cercando di dimostrare il carattere virtualmente monopolistico della
protezione, servizio che porta al conflitto chi lo fornisce ed esclude
gli imprenditori più deboli. Per Rothbard non è possibile
individuare una specificità della protezione tale da indicarla come
servizio non producibile sul mercato (si vedano le due monografie tradotte
in italiano da Liberilibri Per una nuova libertà e L'etica della
libertà; quest'ultima contiene il capitolo "Nozick e l'immacolata
concezione dello Stato"). Questo dibattito si svolge tutto nel silenzio
di Ayn Rand. Ciò induce ad una riflessione sulla figura della scrittrice.
Il suo atteggiamento nei confronti delle idee altrui è sempre stato
di disprezzo; pochi i debiti concettuali riconosciuti, poco lo spazio concesso
alla discussione. Aneddotica a parte, il pensiero della Rand si espone
all'accusa di-dogmatismo. Eppure il suo ruolo positivo oltrepassa i demeriti.
Tracciando un bilancio in occasione della morte di Ayn nel 1982, Childs
(Ayn Rand and the Libertarian Movement) paragona enfaticamente l'effetto
dell'opera della scrittrice sul libertarismo a quello del Cristianesimo
sulla civiltà occidentale. Scontata l'enfasi del paragone, non si
può che condividere la valutazione dell'impatto di Ayn Rand sulla
cultura libertaria. Nella galleria dei nostri avi, il suo ritratto merita
un posto di riguardo. Chissà cosa riserverà il ritorno di
Ayn in Italia settanta anni dopo il primo arrivo.
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